domenica 28 giugno 2020

Il bilinguismo della Mini dopo il Coronavirus

"Endlich, ist es soweit!" come si dice qui, "Finalmente è ora!". Domani, con varie modifiche dell'attività quotidiana, scuole e asili riapriranno per tutti i bambini nella mia regione in Germania. Nel post-Corona, le riflessioni da fare, i punti da analizzare sarebbero innumerevoli: io voglio concentrarmi sul bilinguismo, e sulle ripercussioni che l'isolamento sociale ha creato.

La Maxi, 9 anni e mezzo, dal punto di vista linguistico non ha riportato modifiche di sorta: scolarizzata, autonoma nella lettura e nella scrittura, porta avanti le sue due lingue in maniera assolutamente conforme alla sua età. I compiti, le videolezioni, le telefonate con le amiche le hanno senza dubbio permesso di mantenere costante il tedesco nella sua quotidianità.

La Mini ha avuto una situazione un po' diversa: 3 anni e mezzo, al suo primo anno dell'equivalente della scuola dell'infanzia, da un giorno all'altro si è trovata isolata in casa con la sua sola famiglia; e per la Mini, famiglia = italiano. E basta. La Mini mal tollera che noi le si parli tedesco, lo accetta solo un po' dalla sorella, per poi scocciarsi e andarsene 😅 Naturalmente, nessuno ha pensato di appesantire la situazione di clausura imponendole una lingua che lei non riconosceva come appartenente al contesto, ma nel frattempo il tedesco che fine ha fatto? Per tutte le settimane in cui i nostri contatti sociali sono stati impediti, la seconda lingua sembrava addirittura sparita. Canzoni, giochi, cartoni, quotidianità, tutto DOVEVA essere svolto in italiano. Mi è sembrato di scorgere, nella mia piccola, quasi un rifiuto della lingua, come se sentendosi "buttata fuori" dall'asilo (cosa può capirne una bimba di tre anni di misure drastiche in nome del bene comune?) volesse reagire ignorandone la lingua - piccola postilla: l'asilo della Mini è bilingue tedesco-francese, ma per il francese è ancora totalmente passiva, quindi il fatto che non parlasse francese non mi impensieriva affatto. Come già detto, data la delicatezza della situazione, non abbiamo voluto imporle nulla; abbiamo invece cercato di rassicurarla quotidianamente che la chiusura era solo temporanea, le abbiamo mostrato foto dell'asilo, abbiamo fatto insieme molte delle attività che le maestre ci proponevano tramite la App, e soprattutto abbiamo cercato di portare comunque armonia e speranza nelle giornate uscendo molto nella natura (questo non è mai stato impedito in Germania, purché in solitudine). Eravamo preoccupati? Un po', nonostante la logica e le conoscenze pregresse, sì. Più che altro, paura che il ritorno all'asilo potesse essere come una ripartenza da zero, ma con un re-inserimento impossibile, date le misure di distanziamento imposte alle strutture. Una chiacchierata con la sua maestra ci ha senza dubbio aiutati a sentirci meno dubbiosi, ed almeno a condividere la preoccupazione con chi, assieme a noi, si sarebbe occupata di lei.

Da quando la Mini ha saputo con certezza che sarebbe tornata all'asilo, però (asilo che vede anche da casa, il cui giardino confina con il nostro), qualcosa improvvisamente è cambiato: ha cominciato a parlottare con i suoi giochi in tedesco a casa, a guardare volentieri qualche cartone animato in tedesco, a cantare le canzoni del suo asilo. Così, per sua scelta, senza alcuna richiesta da parte nostra. La lingua non era, ovviamente, sparita: riposta in un cassettino del suo cervello, l'ha tirata fuori quando sapeva che le sarebbe servita. 😊

Abbiate fiducia nei vostri bambini, troveranno sempre il modo di comunicare, e non preoccupatevi se sarà anche sfidante, con il vostro sostegno sarà una sfida che vinceranno senz'altro!

E adesso vi invito a cantare tutti insieme la canzone attualmente preferita dalla Mini, che oggi abbiamo mandato a nastro per tutta la mattina:

https://www.youtube.com/watch?v=8g0TPzqqaZM

Un saluto canterino a tutti voi!

giovedì 8 marzo 2018

8 marzo, una riflessione

Oggi è la giornata internazionale della donna. Non la festa. Vabbè, direte voi, che differenza vuoi che faccia, “giornata”, “festa”… Eh, ma io mi occupo di lingue, e di differenza, ne fa: perché la giornata di oggi nasce per commemorare, e riflettere, e la condizione femminile a livello globale ha ancora notevolissimi margini di miglioramento – come dire, c’è poco da festeggiare.

La mia riflessione sulla giornata della donna si concentra sul campo che più conosco, quello linguistico. La lingua, come sappiamo, non è un sistema indipendente, che l’essere umano prende già pronto ed usa al bisogno, ma una struttura complessa che si genera dalla necessità di comunicazione, ed è un prodotto inscindibile dalla cultura in cui essa nasce, cresce e si modifica. La lingua è figlia delle esperienze, del modo di concepire il mondo, dei messaggi che si vogliono veicolare, conoscere la storia di una lingua vuol dire conoscere la Storia. Sapevate, ad esempio, che nell’antica Roma repubblicana, le donne dell’aristocrazia non avevano un praenomen pubblico (che sarebbe il nostro nome proprio), ma venivano presentate solo con il nome gentilizio, quello della famiglia a cui appartenevano? Gli storici sono discordi nel dire se avessero un nome assolutamente privato, da non poter mai pronunciare in pubblico, o non lo avessero affatto, resta il fatto che nessuna donna di quell’epoca passata alla storia è conosciuta con il suo nome proprio, anche se alle nostre orecchie suona come tale. Abbiamo fatto progressi, da quel lontano 509 a.C.? Qualcuno certo, ma ancora non abbastanza: in Italia si discute ancora, a volte ferocemente, se sia opportuno usare “sindacO” o “sindacA” per designare una prima cittadina (anche qui, quante discussioni, ma “prima cittadina” o “primo cittadino donna”?!), la parola “ingegnerA” sembra una parolaccia – in effetti circa 34.800 ingegnere iscritte all’Albo nel 2017, in uno dei paesi con più alta incidenza in Europa di laureate in ingegneria, non sembrano essere sufficienti a sdoganare una mentalità retrograda e maschilista per cui “l’ingegneria è una cosa da uomini!”. Usiamo l’articolo davanti ai cognomi delle persone solo quando si tratta di donne (pensate un po’ a come chiamavate i vostri professori e le vostre professoresse), chiamiamo “avventuriere” un uomo che va in cerca di fortuna, magari anche con mezzi illeciti ma comunque con sprezzo del pericolo, e con “avventuriera” intendiamo una donna che ha, nel 90% dei casi, una vita equivoca e sessualmente promiscua (e quali altre avventure può avere una donna, a parte quelle sessuali?). “Eh, ma saranno mai questi i problemi?” Sono problemi anche questi, sì, quando non sono solo l’espressione di una consuetudine dura a morire, ma di una mentalità ottusa e cieca di fronte al cambiamento. La lingua, si sa, si modifica più lentamente di quanto non faccia la società in cui viene espressa, ma noi cosa facciamo per permettere che la nostra lingua, e la nostra società, cambino? Io sposo la posizione dell’Accademia della Crusca, che “consiglia vivamente di aggiornarsi”. Al più presto, vogliamo che questa “giornata” si tramuti davvero in una “festa”.

Vi lascio il link della pagina del sito dell’ONU dedicato alla giornata della donna, in cui è possibile anche ascoltare l’accorato messaggio del segretario delle Nazioni Unite, António Guterres: 


Buona giornata della donna a tutti, donne e uomini - chè le distinzioni non ci servono!

giovedì 1 marzo 2018

GIOCHIAMO AD IMPARARE? 5 GIOCHI PER APPRENDERE UNA LINGUA SENZA RENDERSENE CONTO!


Cari amici di Insalata di lingue, a quanti gradi sotto lo zero siete stati ibernati in questi giorni? Non per vantarmi, ma qui la minima di – 17 ° C si è fatta sentire tutta! Se mi state leggendo da posti più caldi…vabbè, limitiamoci a un “beati voi!”

Insomma, freddo fuori, ghiaccio tutto intorno, sembra di stare ad Arendelle, noia dentro… che si fa? Ma si gioca, ad uno di questi cinque fantastici giochi con cui possiamo esercitare la lingua, noi ed i nostri bambini, senza nemmeno accorgercene! Come, non avete bambini? Offritevi di fare da baby sitter ai figli dei vicini, vi pagano pure mentre vi esercitate, non è geniale?

      1.  MEMORY

    Come si fa ad imparare una lingua con il Memory? Giocando nella maniera più classica, ma nominando ad alta voce il nome di quello che vediamo sulle carte nella lingua che vogliamo esercitare (esempio: vogliamo esercitare l’inglese, giro una carta, trovo una porta e dico “I found a door”). La variante bilingue prevede di dire il nome dell’oggetto in entrambe le lingue quando si trova la coppia. Siccome sono molto buona e brava, vi offro anche un paio di idee per variare i giochi sempre con lo stesso materiale:
-     Variante 1: Indovinelli: si pesca una carta a caso e, nella lingua di arrivo, si danno indizi all’altro giocatore fino a che non si indovina.
-        Variante 2: Sinonimi, contrari&co: si pesca una carta a caso e, nella lingua di arrivo, si dice cosa si ha in mano, l’altro giocatore deve dire o il contrario di quella parola, o un suo sinonimo, o un qualcosa di affine (come casa – tetto), a seconda di cosa abbiamo deciso all’inizi

         

2.    IL PAROLIERE

      Ve lo ricordate il paroliere? Per anni per noi è stato un intrattenimento da automobile durante i viaggi lunghi. Per chi non ne avesse memoria, allego foto di repertorio! Il paroliere si può usare nella sua maniera classica, ovvero cercare di trovare più parole possibili nella lingua scelta usando le lettere sulle facce dei dadi o, anche a seconda dell’età dei giocatori, una parola che inizi con ognuna delle lettere, oppure ognuno sceglie una lettera e forma una parola, oppure – ancora più difficile! – si forma un’intera frase le cui parole inizino ognuna con una delle lettere! A voi la scelta!

3.      PAROLE IN RIMA

     Nessun bisogno di spiegazioni, per un passatempo che non richiede nemmeno materiali, ma solo un po’ di ragionamento: potete trovare a turno appunto parole che rimino, ma anche costruire una storia in rima con una frase per uno, oppure anche lanciarvi in rime sceme inventando parole, ma che suonino come parole verosimili nella lingua di arrivo. In fondo si gioca, no?

4.      INDOVINA CHI?

      Anche questo gioco, che esisterà sicuramente in moltissimi paesi, è utilissimo per allenare la lingua tramite le domande e gli indizi; si focalizza sulla descrizione fisica, ed è anche molto divertente!

5.      IL GIOCO DEL SI E DEL NO

      Va bene, lo ammetto, ho preso ispirazione da Peppa Pig – abbiamo avuto, con la Maxi, un periodo di immersione totale di Peppa Pig, al punto che io la notte sognavo di farne prosciutti! Ringrazio quindi Peppa e la salvo dal salumiere, esportando il suo simpatico e semplicissimo giochino in cui un giocatore fa delle domande, e l’altro deve rispondere in qualunque modo, non usando mai “sì” o “no”. Meno facile di quanto sembri, risate assicurate – e preparatevi a perdere con i bambini!

Di giochi da fare ce ne sono ovviamente un’infinità, ma ho scelto questi perché si concentrano su funzioni piuttosto circoscritte della lingua, limitando quindi molto la frustrazione del “ma io non lo soooooooo!”, e l’immediata trasformazione da gioco a tortura medievale. In ogni caso, poiché sempre di giochi si tratta, vi consiglio anzitutto relax e morbidezza, non abbiate timore ad interrompere il gioco se vedete che crea più nervosismo che spasso, e a riproporlo più in là; quello che apporta maggior successo, nell’apprendimento, è legarlo ad esperienze piacevoli.

Buon divertimento!

venerdì 9 febbraio 2018

Metti la passione al servizio dell'apprendimento


Bentrovati cari amici!

Oggi, come spesso faccio, voglio scrivere per voi un post “caprone-style”, in cui vi offro dei consiglietti tanto semplici quanto utili, per permettere alla nostra conoscenza della lingua straniera di volare sempre più alta. Fortemente raccomandato per noi adulti alle prese con una nuova lingua!

Qualche giorno fa, in un veloce post sulla mia pagina Facebook, ho pubblicato la foto di una serie TV che ho molto amato da (più) giovane, e che stavo guardando di nuovo, ma in tedesco, cogliendo i due classici piccioni con una fava; ecco, partiamo proprio da qui. Chi di noi non ha un hobby, un interesse, una passione? Chi non ha almeno un piccolo diversivo antinoia? Molto semplicemente, quello che ci piace esiste nella nostra lingua… e anche in tutte le altre! Ma va’? Direte voi! Eppure spesso si sottovaluta la potenza del “consumo” ripetuto di materiale nella lingua di arrivo, pensando di avere già dato frequentando il corso di lingua. Ovviamente, io capisco e giustifico pure la stanchezza del doversi continuamente confrontare con un sistema linguistico differente, soprattutto nel caso di expat tardoni adulti, come me; magari passiamo giornate a combattere con datori di lavoro e colleghi per cercare di inserirci nelle conversazioni e capire tutto, oppure lunghe ore a dirimere tutte le questioni dell’andamento familiare (colloqui scolastici, compiti, attività extrascolastiche, compilazione di documenti, telefonate, banca-posta-dottore-assicurazione ecc.), chi ha voglia di passare le proprie ore di relax, dove vorremmo solo mandare in pensione i neuroni fino all’anno 3000, a sforzarsi di capire ancora e ancora e ancora? Qui deve intervenire la passione, che darà la spinta alla vostra resistenza, rendendovi godibile un’esperienza che presenta dei livelli di difficoltà. Last but not the least, in una società fortemente votata alla comunicazione come la nostra, reperire materiale di ogni tipo, e gratuito, è tutto tranne che difficile. Facciamo qualche esempio pratico:
vi piace la musica? Cercate musica e soprattutto video nella lingua di arrivo, spesso contengono sottotitoli che vi aiutano nella comprensione.
Vi piacciono le serie TV? Mica ve lo devo dire come fare, vero?
Vi piace cucinare? Video culinari come se piovesse, imparate la lingua, nuove ricette, ma che volete di più?
Vi piace, che so, l’arredo? Leggete la rivista Ikea nella lingua che desiderate, o acquistate riviste del genere, o anche reperitele gratuitamente in biblioteca.
Vi piace la TV in generale? Cercate programmi sottotitolati con il Teletext (il televideo, insomma) se seguire i programmi in solo audio è troppo faticoso.
Vi piace la radio? Radio in casa e autoradio in macchina invece dei cd se siete all’estero, podcast se la lingua che volete imparare non è quella parlata sul posto.
Non avete tempo di fare niente? Cercate audiolibri, anche per bambini, e metteteli in sottofondo alle vostre faccende.

Cercate blog, canali YouTube, gruppi e pagine Facebook, libri, riviste, club, circoli sulle vostre passioni, interessi, hobby, e vedrete che quello che imparerete con gioia, vi resterà in testa molto più facilmente.

Io ad esempio ho rispolverato un po’ di giapponese guardando anime su YouTube, seguo dei video sempre su YouTube di una simpaticissima ragazza canadese che parla di organizzazione della casa (materia in cui sono veramente negata e ho tutto da imparare), adoro le riviste di arredamento e le acquisto in Germania, oltre a seguire blog dedicati; adesso mi sta molto a cuore il tema “lavoro&conciliazione familiare” ed ho trovato diversi gruppi FB e blog dedicati in tedesco, e la lista è sicuramente destinata ad ampliarsi.

Spero di avervi dato qualche spunto per coniugare apprendimento della lingua + passione per le cose belle della vita.

Buon divertimento! 

venerdì 26 gennaio 2018

Riepil-giocando: come concludere divertendosi un corso di lingua!

Fine gennaio, tempo di neve che si scioglie, di qualche bocciolo che spunta timido tra l'erba umida, tempo di... fine semestre, presso la scuola dove insegno; per quanti di voi è lo stesso? Per chiudere degnamente un corso, e rendere sensato il tempo passato insieme ai miei studenti, mi piace terminare con un bel gioco riepilogativo, sotto forma di sfida a squadre, o individuale, o a coppie, a seconda del numero di studenti e di quanto si prestino a giocare. 

Voglio offrirvi quindi un piccolo spunto per una lezione conclusiva, spunto utile non solo nel contesto di classi di lingua ma anche a casa, se portate avanti un progetto di plurilinguismo, e rimodellabile su vari livelli di conoscenza della lingua.

Venghino quindi, signore e signori, alle mirabolanti olimpiadi dell'italiano!

Nel mio caso, il corso che si concludeva era un primo livello principianti, ma come già detto è riadattabile anche per altri livelli: ho usato infatti lo stesso materiale anche per altri corsisti più "linguisticamente maturi", cambiando ovviamente le domande.

Il gioco prevede la divisione della classe in squadre secondo casualità (nel mio caso, ho usato biglie rosse e beige pescate a caso per formare le squadre); fatto ciò, vengono presentate le categorie su cui le squadre dovranno sfidarsi, e per le quali io vi elenco direttamente i materiali utilizzati:

- GRAMMATICA: 
 carte con verbi all'infinito da coniugare secondo quanto fatto a lezione; 
 carte con articoli determinativi da abbinare correttamente alle parole date;
- VOCABOLARIO
 lettere dell'alfabeto, per ognuna occorreva dire almeno due parole che iniziassero con la stessa in  italiano;
- LESSICO SPECIFICO
 concentrandomi in questo caso sul lessico relativo al mondo del lavoro, ho preparato sia carte con  immagini di professioni che carte con domande del tipo "chi danza in teatro?"
- PRODUZIONE ORALE
 ho preparato carte con delle domande chiave per chiedere informazioni sulle altre persone (domande  sul nome, sull'età ecc.); tutte le domande erano formulate per essere formali O informali. Gli studenti dovevano capire se la domanda fosse o meno informale, e inscenare un mini dialogo botta e risposta con un compagno di squadra scelto da loro;
carte con "ordini da bar": gli studenti dovevano ordinare in un bar quanto richiesto nella carta, facendo attenzione ad usare l'articolo corretto, e soprattutto alla pronuncia (per i vari problematici gruppi come CH, CC, CCH che sono contenuti in molti dei prodotti italiani da bar, come cappuccino, latte macchiato ecc.) 
- ASCOLTO E COMPRENSIONE
 pescando la carta relativa, io andavo a leggere loro una breve presentazione di un personaggio sconosciuto, per andare infine a fare una domanda su quanto appena letto (ad esempio: "Di che nazionalità è il personaggio in questione?")

Il materiale utilizzato non è stato altro che la selezione di materiali raccolti e preparati durante gli anni, ma siccome sono, come i miei consigli, molto caproni e fai da te, potete tranquillamente prepararvene al bisogno senza impazzire, o essere artisti; per preparare le carte, vi basta ritagliare dei cartoncini e scrivere quello su cui volete che si esercitino, per le immagini vi basta cercare tra le clipart e stamparle.

Vinceva, ovviamente, la squadra che rispondeva esattamente a più domande.  

Un piccolo consiglio che aggiungo, per far sì che il gioco venga apprezzato senza incappare in ansie, e non diventi troppo stressante per un'ultima lezione, in cui la stanchezza la fa da padrone, è quello di concentrarvi soprattutto su quello che sapete sia stato già maggiormente acquisito, anche se non andate a coprire tutto il vostro programma. Io sono della scuola di pensiero "meglio poche nozioni ben acquisite che tante imparate a casaccio".

Come dite? Cosa si vince? Eh beh, in questo caso i vincitori hanno avuto anche un premio: un pacco di cantuccini con gocce di cioccolato 😋😋 che hanno generosamente ridiviso tra tutti.

Anche io, devo ammettere, ho ricevuto il mio premio: sentirsi ringraziare per il tempo passato con loro e sentirsi dire "sei una brava insegnante!" è, per chi fa il mio lavoro, la più apprezzata delle coppe. Grazie a voi, cari studenti, ci vediamo nel prossimo semestre!

E come sempre, a tutti voi auguro invece una buona insalata di lingue!

martedì 9 gennaio 2018

Non parlare ai muri, fai parlare i "materiali silenziosi"!


Cari amici di Insalata di lingue, un fantastico augurio di buona ripartenza in questo nuovo anno! Bentornati, bentrovati e… come? Che fine ho fatto io?! Se vi state chiedendo il motivo di questa pausa piuttosto lunghetta, beh… la verità è che il mio pc ha fatto un bagno nel caffè, e non è che avesse smesso di funzionare, ma funzionava in modo assai bizzarro, cambiando lettere a caso, scrollando le pagine a suo piacimento e spegnendosi quando voleva lui: insomma, altro che computer, era un terzo figlio, e pure bizzoso! Il tempo intercorso quindi è stato quello delle vacanze e della ricerca di un nuovo pc, che mi è arrivato in regalo da mio marito e quindi approfitto per dire pubblicamente che è un marito fantastico! ❤
Tornando a noi, oggi vorrei parlarvi un po´di un determinato tipo di materiali per l´apprendimento linguistico, che non nascono con questa intenzione definita, ma sono perfettamente adattabili al nostro scopo e hanno anche, come spesso io ricerco e propongo, il pregio del costo molto contenuto e la facile reperibilità. Vi parlo oggi dei “materiali silenziosi”, di cui fanno parte di diritto i silent books, o libri silenziosi, ma anche altro che la nostra fantasia – e quella dei nostri bambini, nel caso, può approntare a piacimento. I silent books, li conoscerete certamente, sono i libri ricchi di illustrazioni, ma senza testo. Giacché siamo abituati a vedere quello che conosciamo, un libro senza testo può inizialmente confonderci, della serie “e mo che ci faccio?!”. Pensate, invece, alle fantastiche possibilità creative, a livello linguistico ma non solo, di una storia raccontata solo per immagini, e a cui noi dobbiamo dare una voce. L´esercizio, per voi o per i vostri bambini, è presto fatto: basta aprire il testo, sfogliare le pagine e lasciarsi guidare dalle immagini, per raccontare nella lingua che vogliamo. Non c´è nessuna lettura da correggere, nessuna interpretazione sbagliata, perché la storia è solo nostra; questa libertà da un testo preesistente, questa mancanza di freni lascia fluire la lingua molto più libera, ed è un esercizio davvero valido per migliorare la nostra abilità espositiva e narrativa. “Raccontare” è un´acquisizione di incredibile importanza nello sviluppo della capacità linguistica, attraverso i silent books possiamo allenarla senza grosso sforzo, con in più la possibilità di creare storie sempre diverse utilizzando lo stesso materiale di base. Naturalmente, indulgenza con gli inevitabili errori! Continuando ad esercitarvi ne farete sempre meno, ma lo scopo principe in questo caso è allenare la fluenza e la capacità espositiva.
Ecco un piccolo esempio, per esercitarvi assieme ai vostri bambini: prendete il libro, lo sfogliate insieme, poi voi iniziate raccontando la storia nella vostra lingua, e infine chiedete al vostro bambino di raccontare la SUA storia, nella seconda lingua. Naturalmente, si può fare anche al contrario, e non finisce qui: ci si può esercitare tra amici, con il partner, a scuola durante le lezioni di lingua – a proposito, colleghi insegnanti, usate mai questa tecnica con i vostri studenti? Se siete degli istrioni, potete esercitarvi anche da soli davanti allo specchio! 😁         
Quale altro materiale può prestarsi a questo utilizzo? Qui, basta saper guardare le cose di tutti i giorni con occhi diversi. Con la Maxi ad esempio, abbiamo usato un set di adesivi con personaggi e oggetti di casa (mobili, piante, giocattoli ecc.) per creare una storia luuuuuunghissima (tipico della Maxi), ma vanno bene ovviamente giocattoli, peluche, marionette, disegni, illustrazioni, quadri, cataloghi, pubblicità sui giornali… Se volete impiegare il tempo dei vostri bambini in una lunga giornata di pioggia, potete anche fare un collage con ritagli di giornale, e creare da voi il vostro silent book personale!
La Maxi con i suoi adesivi cantastorie

Un paio di esempi di un bellissimo silent book,
"C´era una volta un topo chiuso in un libro..."








Se volete fare meno fatica, per i bambini trovate molta scelta d´acquisto, molta meno per gli adulti, per questo vi segnalo un paio di testi – vere opere d´arte, a questo livello i silent books rientrano più propriamente nei picture books, dove il tratto d´artista è il protagonista; se amate l´illustrazione ve li consiglio a occhi chiusi, anche perché l´arte, a proposito di linguaggio, è trasversale e universale.
Buona interpretazione!     

mercoledì 22 novembre 2017

Mangia pane e dizionario! Risorse gratuite per ampliare il vocabolario

Eccoci tornati con i “consigli caproni”, la rubrica più terra terra che ci sia: un post di suggerimenti facili facili per aiutarvi a creare un vostro primo vocabolario, o anche ad incrementarlo, su oggetti di uso quotidiano e varie, e tenere in allenamento la vostra memoria (Alzheimer pussa via!). Onde evitare, sapete, quelle simpatiche situazioni in cui diciamo “il coso della cosa nella cosa”, oppure sfoggiamo il nostro migliore sguardo da pesce lesso mentre le scimmie nel nostro cervello smettono di spulciarsi per cercare freneticamente la parola che ci serve – che poi spesso è di una banalità imbarazzante, come tavolino o telecomando. Pensato come post soprattutto per i principianti in una lingua, può comunque essere utile per aggiornarci o “spolverarci” tutti!

1.       Etichettate tutto!

Da oggi in poi, niente sopravvivrà in casa vostra senza la sua brava etichetta, con il nome dell’oggetto scritto sopra. La semplicità di questo piccolo esercizio va di pari passo con la sua utilità: quante volte al giorno aprite il frigorifero, la porta, la finestra? Quante volte usate l’automobile, i fornelli, le chiavi? Se ogni volta che prendete in mano il portafogli leggete “Geldbeutel” (oppure portmonnaie, o wallet, o portafogli stesso, se state imparando l’italiano), non ci vorrà molto tempo prima che questo nome si imprima spontaneamente nella vostra memoria. Come dite? Che rischiate di dire al ristorante una cosa tipo:”Oh no, ho lasciato a casa il Geldbeutel?” Mi rendo conto del rischio ma… chi non risica non rosica!

2.       La lavagna

Sì, lo so, siamo in un’era supertecnologica, con I-phone, I-pad, app, cazz e mazz, ma volete mettere il fascino della lavagna? Della cara vecchia lavagna polverosa di gesso, e metafora di apprendimento? Immagino di non dovervi spiegare nulla: scrivete sulla lavagna qualcosa che vi serve o che vi piace nella lingua che volete apprendere, magari una bella frase motivazionale, un modo di dire, un proverbio, quello che preferite. Leggetela e ripetetela tutte le volte che ci passate davanti, finché non l’avrete fatta vostra. A questo punto cancellate e ripetete con una nuova. A casa nostra, sulla porta d’ingresso, dalla parte interna campeggia questa piccola lavagna dove ho scritto scherzosamente “uscita” in varie lingue – perché le persone confondevano sempre l’uscita con il bagno, la cui porta è lì accanto. Ebbene, i nostri ospiti più assidui ormai sanno scrivere “uscita” pure in giapponese!

3.       Liste&co

Abituatevi a scrivere la lista della spesa, o anche altre liste che fate di solito, nella lingua di arrivo: le liste sono una cosa semplice, ma fanno parte del vostro vocabolario quotidiano, così come pesi e misure varie che le possono accompagnare. Insomma, se comprate sempre insalata e mai carrube, forse vi conviene imparare prima a dire insalata, vero?

4.       Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

Questa affermazione, validissima sempre, è sicuramente da sprone anche per iniziarsi ad una nuova lingua. Certamente, tra le mille nozioni che potremmo imparare, la pillola va giù più facilmente se quello che stiamo apprendendo ci piace; prendiamo quindi qualcosa che riguarda i nostri interessi, ed usiamolo per imparare la lingua. Poco tempo fa, riordinando, ho ritrovato la prima rivista di Ikea in tedesco che presi appena trasferiti qui – non conoscevo affatto il tedesco, dovevamo arredare la nuova casa, e l’arredo mi è sempre piaciuto. Quella rivista è piena di sottolineature, praticamene tutte le parole sono tradotte: è stato un primo approccio per capire come funziona la lingua scritta, e l’ho fatto con meno fatica perché motivata dall’interesse. Mi ha fatto piacere e anche un po' di tenerezza rivederla, oggi le paole tradotte sarebbero molte meno, è anche un modo per valutare i vostri progressi. Seguite magari qualche pagina FB di un argomento che vi interessa, oppure un blog, comprate riviste, libri, fumetti… Vi consiglio la parola scritta, almeno all’inizio, proprio perché vi dà l’opportunità di riflettere sulla struttura della lingua.


Allora, quale consiglio caprone seguirete? In tutti i casi, buon apprendimento!

martedì 14 novembre 2017

Rinforzare il plurilinguismo: i giocattoli "stranieri"

Vi presento Pangui e Lola (vi sfido a capire chi sia Pangui, ehehe 😉), di proprietà della Maxi. Belli eh, ma che c'entrano in un blog che parla di plurilinguismo, direte voi? Pangui e Lola sono molto importanti, in realtà, non solo perché sono cari al cuore della Maxi, ma anche perché... parlano italiano! (NdA: ce ne sono anche altri, ma al momento sono in gita di piacere presso la lavatrice! 😁)

Vi tiro fuori subito dalla confusione: la Maxi, vivendo in Germania da ormai più di tre anni, ha sostituito man mano porzioni di italiano con corrispettive fette di tedesco, nei suoi giochi. Per quanto ciò possa far dolere un po' il cuore nostalgico dei suoi genitori, è naturale, fisiologico che sia così: il tedesco è in effetti la lingua con cui si confronta nei giochi con i coetanei, per la maggior parte del suo tempo, lungi da noi l'idea di intrometterci in questo processo e guastarne la spontaneità, in qualunque lingua avvenga. Si sono però create, altrettanto spontaneamente, delle "finestre" in cui il gioco viene condotto in italiano, ed è proprio quando Pangui o Lola, una new entry di pochissimi giorni fa, entrano in scena. Pangui è il ricordo delle nostre vacanze estive in Italia, culminate con una gita che la Maxi desiderava con tutta se stessa, e che ha ricevuto come sorpresa - che l'ha ammutolita per una buona mezz'ora: una visita all'acquario di Genova. Lola è invece un regalo che ha ricevuto dallo zio paterno, che è passato a farci un saluto al ritorno di un viaggio di lavoro in Germania. Entrambi, per la Maxi, parlano italiano, perché indubitabilmente legati a situazioni che hanno a che fare con l'Italia, ne riportano ricordi ed emozioni. Semplicemente, nella sua testolina, i giochi italiani non capiscono il tedesco, e viceversa. Questo si verifica anche quando andiamo in visita dalla famiglia: con i giochi che trova sul posto gioca in italiano, con quelli che porta "in trasferta" in tedesco. Ci tengo a sottolineare che questa decisione la Maxi l'ha presa in totale autonomia, per scelta noi ci intromettiamo il meno possibile nei suoi giochi (giusto quando diventano pericolosi), e non ci saremmo mai sognati di forzarla in questo senso: probabilmente avremmo avuto l'unico risultato di indisporla di più verso la lingua. Qui stiamo parlando di gioco libero e personale, è ovviamente possibile organizzare giochi guidati per bambini in altre lingue, e ne parleremo presto qui nel blog, ma qui siamo in un campo diverso, e possiamo solo ritenerci contenti che la Maxi abbia scelto di dedicare una parte del suo gioco all'italiano.

Questo "strumento" del gioco, io ve lo riporto come esperienza personale; non posso garantire che funzioni per tutti, che ogni bambino sceglierebbe questa strada, né che duri nel tempo - ad un certo punto abbandonerà i peluche, e chissà se tra i loro sostituti ci sarà qualcosa che parla italiano...
Vi offro però questo spunto, qualora vogliate provare a rinforzare una lingua che vi sembra più debole, o offrire un'occasione in più ai vostri bambini per praticarla. Non buttatevi giù se non dovesse funzionare: magari non era il gioco giusto, l'occasione giusta, il legame affettivo con il gioco abbastanza forte... Nel gioco libero, ogni bambino è re! 

Buon divertimento!

martedì 24 ottobre 2017

Risorse gratuite per imparare le lingue - il tandem

Bentornati cari amici,
Il post di oggi nasce da una mia riflessione come utente di alcuni gruppi FB, accomunati dal tema "espatrio"; italiani all'estero, mamme all'estero... In questi gruppi ci si intrattiene più o meno allegramente, si fa polemica, ci si fraintende come in tutti i gruppi e poi arriva lei, la fatidica domanda, puntuale come le tasse:"Si può trovare lavoro in Germania senza conoscere la lingua?" Che dirvi, tutto a questo mondo si può fare, ma l'esperienza fin qui raccolta - poca la mia, più lunga quella di molti altri, fa rispondere che sarebbe meglio, opportuno, facilitante arrivare con un minimo di lingua. Non tanto, o non solo, per il lavoro, ma perché lì fuori c'è un mondo che pretende la vostra comprensione, che non ammette ignoranza, che vi rende facili al raggiro e alle brutte esperienze se non sapete difendervi, linguisticamente parlando. Lo dico proprio perché noi siamo arrivati in Germania senza conoscere il tedesco. La replica, molto spesso, è che i corsi sono cari: vi capisco, se a malapena avanzano i soldi per mangiare, investirli per un corso è complicato (ma i corsi non sono cari, sono il pagamento equo per il professionista che vi insegna), ma allora perché non sfruttare l'era digitale, in cui le informazioni sono così facili da trovare, che dovete anzi scansarle come i moscerini sul parabrezza?
Voglio parlarvi di alcuni metodi che vi permetteranno di iniziarvi a qualunque lingua senza vendere un rene, la mamma o i gemelli del matrimonio, anzi: si distinguono per il loro costo pari o prossimo allo 0.
Potrete con questi metodi studiare in una università straniera, tenere conferenze in un'altra lingua, scrivere discorsi per un capo di stato? Certamente no, ma potrete avere un'infarinatura, un primo approccio rompighiaccio con la lingua nuova, che psicologicamente vi mette 100 gradini avanti sulla scala dell'autostima.

Il primo metodo, di cui vi parlo oggi, è quello del TANDEM. Non è altro che l'evoluzione dell'amico di penna straniero, ma in rapporto face-to-face (o skype, che posso assicurarvi funziona benissimo lo stesso). Per fare un tandem vi servono:

- una persona desiderosa di imparare una lingua (voi);
- una persona desiderosa di imparare la vostra lingua madre;
- un appuntamento, fisico o virtuale.
Concordate un luogo e un orario, una durata, vi incontrate e parlate metà del tempo nella vostra lingua, metà del tempo nella lingua dell'altro. Ecco tutto.

Vantaggi: conoscerete persone nuove, farete pratica reale della lingua a qualunque livello siate (io iniziai veramente a 0), non vi sentirete sotto esame perché il vostro compagno desidera imparare quanto voi, non è un insegnante, non spenderete un euro.


Svantaggi: probabilmente non farete esercizi di grammatica ripetitivi, e forse il vostro compagno non sarà in grado di spiegarvi alcune regole - così come voi forse non ne sapete tante della vostra lingua, ma le applicate inconsciamente. Per iniziare, o implementare la conversazione, è un metodo validissimo.


Sì, ma come si trova un compagno di tandem? Esistono gruppi FB dedicati, oppure il caro vecchio annuncio cartaceo in una scuola di lingue andrà benissimo! Scrivete che vorreste un compagno di tandem e che lingua offrite in cambio (non necessariamente la vostra madrelingua, potete offrirne anche un'altra che conoscete bene!).


Pronti a "tandeggiare"? Imparare a costo 0!

martedì 10 ottobre 2017

Bilinguismo bambino: mantenere l'equilibrio

 Il plurilinguismo è una questione di equilibrio; ogni equilibrio è possibile naturalmente, ma occorre sempre tenere sotto'cchio tutte le parti.

 La nostra Maxi, come ormai saprete, è una scolaretta, e la sua istruzione sta avvenendo perciò in tedesco. Niente di male, ovviamente, ma con il passare del tempo la piccina “scivola” sempre di più verso la lingua di Goethe, lasciando indietro quella di Dante. È normale e non deve spaventare, se anche i vostri figli in situazioni di bilinguismo simile, parlano con un miscuglio che alle volte non è né l’una né l’altra lingua (l’insalata, no?), non allarmatevi, perché non finiranno per perdere la lingua madre, fintantoché le due esperienze linguistiche (o anche più di due) resteranno tutto sommato in equilibrio. Naturalmente, sarà possibile ed anzi quasi scontato che i bambini differenzino i registri linguistici: a casa con voi parleranno una lingua molto “sciolta” sicuramente, ma la lingua del gioco resta quella che usano di più per giocare, appunto. Nella piccola comunità in cui viviamo, mia figlia è l’unica 100% straniera, il suo contesto di gioco e studio è fatto di tedesco: va da sé che quando gioca da sola, lo faccia in tedesco. Non fraintendetemi, gioca tranquillamente in italiano con i suoi amici italiani, ma il suo parlottare in solitaria è senza dubbio teutonico. Per la Mini, quando uscirà dalla fase di Babbà, sarà probabilmente ancora più accentuato.

Come fare allora, per evitare che la lingua madre vada perduta, o rimanga ad un livello molto basilare? Voglio offrirvi qualche piccolo spunto in base alla mia esperienza, che potete tranquillamente rimaneggiare e adattare al vostro bisogno.

Anzitutto, mi sentirei di sconsigliarvi di ripetere ad ogni piè sospinto “Dillo in italiano!”, se i vostri figli parlano inframmezzando parole dell’altra lingua: forse noi nati e cresciuti monolingua non ce ne accorgiamo, ma questa apparente confusione è la vera ricchezza che sta alla base del crescere plurilingui, un ricco humus da cui si trarrà sempre più capacità di distinguere tra le lingue, e di passare con facilità dall’una all’altra. Soprattutto però, perché per il bambino è umiliante e snervante, si sente rimproverato (“se lo sapevo in italiano lo dicevo, no?”), e rischiate di farlo chiudere di più e detestare questa cosa in cui non riesce. Offrite invece un rinforzo positivo, come per esempio:

Maxi: “Mamma, oggi a scuola abbiamo usato il Lineal…”
Io: “Ah sì amore, avete usato il Righello? E cosa avete fatto?”

Servite loro un bell’assist senza che se ne accorgano: oltre a sentirsi capiti, la loro memoria registrerà l’associazione lineal=righello, e magari sarà utile ripeterlo più volte, ma il segno resta.

Poi, potreste trovare delle piccole e divertenti attività da fare nella lingua che volete rinforzare (vale anche per chi cresce plurilingui nel paese della propria lingua madre), prendendo spunto magari da ciò che si fa a scuola, e soprattutto dagli interessi dei bambini. Amano il calcio? Leggete con loro le biografie dei calciatori che amano, e sottoponeteli a sessioni di Holly e Benji! Amano la danza? Scegliete dei libri a tema, ci saranno sicuramente riviste del settore di cui potete acquistare qualche numero per leggerlo insieme. Sfruttate le risorse della rete (YouTube, Daily Motion, siti di programmi per bambini), sempre sotto il vostro controllo ovviamente, per proporre loro tante e diverse occasioni di essere sottoposti alla lingua divertendosi. Se avete occasione, inoltre, di frequentare persone che parlano la stessa lingua che volete rinforzare, fatelo senza indugio quando potete: la sfida di uscire dalla comfort zone familiare per mettere alla prova le proprie conoscenze con altri è per i bambini estremamente formativa.

Queste sono poi le attività regolari che, affiancate al parlare in italiano in casa tra di noi, facciamo per far sì che le piccole abbiano la loro dose di lingua:

Canzoni e poesie in rima

La Maxi è in prima elementare, e si diverte molto con le rime, esercizio che per altro usano molto spesso nella sua scuola per insegnare la lingua. Ebbene, sfruttando il tema della stagione autunnale in cui ci troviamo, impariamo canzoncine e poesie in rima in entrambe le lingue: quelle che ci piacciono di più le incorniciamo e le appendiamo per casa, così quando ce le troviamo davanti le cantiamo/recitiamo – la Maxi non sa ancora leggere ma ha una memoria da elefante.

Serata cinema!

Questa è una attività, piacevole senza dubbio, che ho introdotto da poco, e cioè da quando ho colto la preponderanza del tedesco sull’italiano. Non che prima non si guardasse la tv, ma ora abbiamo una sera fissa a settimana in cui si possono, nell’ordine:

  • -          Mangiare un po’ di schifezze
  • -          Mangiare sul divano (che non si fa per i figli!!!)
  • -      Guardare un bellissimo film/cartone per la famiglia in italiano (o nella lingua da rinforzare).


La faccenda è talmente piacevole e divertente, che la Maxi non vede l’ora che arrivi il prossimo venerdì per fare la nostra serata cinema, ed il fatto che noi le si proponga in maniera fissa la visione di qualcosa in italiano non è in alcun modo percepito come un dovere, un compito o una noia.

Per ora, essendo la Maxi appena scolarizzata, tutto questo è sufficiente per bilanciare più o meno l’esposizione alle due lingue: sicuramente crescendo, con l’inizio della scrittura autonoma, le sfide aumenteranno, ma ai duri piace giocare quando il gioco si fa duro!

A proposito, avete film a tema Halloween da consigliarci per i venerdì del mese che restano? Io ho già qualche idea, ma nuovi pareri sono sempre bene accetti!

Come procede il vostro bilinguismo bambino?


Un saluto dalla vostra insalata, e dalle sue piccole insalatine!😄

giovedì 5 ottobre 2017

"Il tempo è omosessuale oggi!" Sopravvivere alle inevitabili gaffe

Come da titolo, parliamo di gaffe. Chi è bilingue italiano-tedesco ha già capito, e se la starà ridendo sotto i baffi perché, e non provate a dire di no, questa figuraccia è capitata a TUTTI i poveri disgraziati che si siano avventurati sul suolo teutonico, e abbiano tentato di fare una banale conversazione sul tempo.
Fermo restando che imparare il tedesco non è un’avventura propriamente banale, questa mefistofelica lingua alle volte ha delle insidie davvero sottili. Uno cerca invano di mettere insieme una frase che non lo faccia apparire muto, ed ecco che in quel nanosecondo in cui devi connettere cervello e bocca, ti trovi davanti a due parole SIMILISSIME e quale scegli? Quella sbagliata. Eccerto.

Vi spiego di cosa parlo: in tedesco ci sono due parole estremamente simili, Schwü(che vuol dire “afoso, umido”) e Schwul (“omosessuale”). Anche dal punto di vista fonetico, le differenzia un’inezia: la U con la dieresi (i pallini sopra) si pronuncia come la U francese, l’altra come la U italiana. Ora, io sono sicura che non ci sarebbe così tanta ansia di confondersi, se non si temesse di fare una figuraccia storica, ma dato che l’ansia si sa, si nutre della carne che la ospita, ecco che alla scelta della parola quasi sicuramente cadremo su quella sbagliata. E mica solo una volta, no no! Beccheremo il nostro vicino che esce in mutande a buttare l’immondizia e lo delizieremo dicendogli “Il tempo è proprio omosessuale oggi!”. Poi rientreremo in casa, ci accorgeremo della figuraccia fatta, e daremo testate contro il muro. C’è da dire che i tedeschi o sono particolarmente gentili, o particolarmente rassegnati a questa uscita da parte degli stranieri, perché non si scompongono più di tanto, magari ti rispondono pure!

Non cospargetevi il capo di cenere, amici, e soprattutto non scoraggiatevi: ogni lingua tende delle insidie, che porta alla creazione di buffi ed involontari doppi sensi. “Sbagliando si impara” non è mai stato vero quanto adesso; mettetevi addosso un po’ di faccia tosta e buttatevi alle spalle ogni errore o figuraccia fatti sul percorso dell’apprendimento linguistico, ognuno di questi non è che una porzione della strada di conoscenza che state lastricando.


Ehm, forse “mal comune mezzo gaudio” non è la maniera più matura di vivere la cosa, ma vi voglio raccontare questo piccolo aneddoto di una ragazza conosciuta anni fa, che parlava un italiano di seconda generazione un po’ stentato e viveva all’estero, in un paese di madrelingua inglese. Si chiacchierava, si ascoltava musica e ad un certo punto lei con enfasi, riferendosi ad un pezzo passato in radio, dice:”Però, che belo questo cazzone!”. Ecco, ci è voluta veramente una vagonata di autocontrollo per non scoppiare a ridere e spiegarle la differenza tra “canzone” e “cazzone”! 😂😂😂


Siate pazienti e curiosi sempre, non vergognatevi mai, e buona insalata!

mercoledì 20 settembre 2017

Insegnare le lingue - scandire la lezione in blocchi temporali

Bentornati a tutti, cari amici. La pausa tra l’ultimo post e questo è stata abbastanza lunga, ma la vostra insalata di lingue ha deciso di prendersi un po’ di tempo per organizzare al meglio le tematiche da offrire per i mesi a venire.  Accanto a scorci di vita reale a più registri linguistici e post di stampo più “tecnico”, ho deciso di introdurre un argomento che mi sta molto a cuore, e del quale credo sia anche utile parlare, per scambiarsi opinioni ed esperienze. Qualcuno di voi, come me, ha in calendario il lavoro di insegnante di lingua per adulti? Allora questo post farà decisamente al caso vostro! Che siate insegnanti navigati o novellini, è sempre utile confrontarsi su metodi e organizzazione delle lezioni.

Oggi voglio consigliarvi come suddividere una lezione di lingua in blocchi temporali sulla base degli argomenti che andrete ad affrontare. Lo trovo utilissimo perché io, alle prime lezioni, ero ovviamente piuttosto sprovveduta e per quanto conoscessi la materia, saperla condensare e plasmare all’interno di una determinata scansione oraria era un altro paio di maniche; alle volte mi sono ritrovata con programmi densissimi e la frustrazione di non essere riuscita a far capire tutto, o aver preteso troppo, altre invece con lezioni troppo rarefatte, e ho dovuto inventare disperatamente al volo un tappabuchi, per non lasciar cadere i minuti vuoti. Provare invece ad organizzare la lezione non solo per argomenti, ma anche per blocchi temporali, vi aiuterà moltissimo anzitutto a visualizzare il vostro lavoro, e sentirvi più sicuri una volta faccia a faccia, ed inoltre ad avere sotto controllo l’andamento della lezione, e far sì che gli studenti vi seguano. Anche se siete alla vostra prima lezione frontale, voi state offrendo professionalità, che si evince non solo dalla conoscenza dell’argomento, ma anche da come lo dominate e lo offrite ai vostri studenti. Naturalmente, questa pre-organizzazione è solo uno spunto, un canovaccio che vi guiderà nella fluidità dello svolgimento, non dovete pensare di seguirla alla lettera, né di stare lì con il cronometro e cambiare argomento quando scattano, ad esempio, i 20 minuti precisi.

Per scansionare al meglio la vostra lezione, occorre prima tenere conto di alcune importanti caratteristiche che riguardano la struttura stessa del vostro corso, ovvero:

-          Il numero dei partecipanti: in termini di tempistica, un corso individuale si differenzia moltissimo da un corso composto da, ad esempio, 15 persone: immaginate solo quanto scarto c’è tra esercitare un argomento con una persona, ed esercitarlo con 15 (15 volte lo stesso esercizio!);

-          L’età dei partecipanti: questa considerazione non nasce da nessun tipo di discrimine, ma solo dall’esperienza: IN MEDIA, più i partecipanti sono giovani, più saranno veloci e pronti, ma anche più facilmente si annoieranno. Viceversa, gli adulti hanno in media bisogno di qualche minuto in più per elaborare i dati, ma sono normalmente più interessati alla materia (nessuno li costringe a studiare, vengono volontariamente). Bilanciare questi due fattori sulla base dell’età media aiuta a strutturare lezioni il più possibile coinvolgenti, senza stress per nessuno.

-          Il tipo di supporto utilizzato: cosa usate per insegnare la lingua? Un classico libro di testo con esercizi guidati? Flashcards? Giornali e quotidiani per un corso di conversazione? Articoli di blog? Testi tecnici e specifici? Giochi? Il campo è ampissimo, e la possibilità di utilizzare anche materiali non concepiti specificamente per l’insegnamento è praticamente infinita. Anche qui, la variabile tempo è dipendente dal supporto utilizzato, un esercizio guidato in un libro di testo vi permetterà di calcolare il tempo che ci vuole a svolgerlo con un’approssimazione maggiore, una lezione basata su un gioco a squadre è piuttosto imprevedibile, un video ha già il suo minutaggio che si può completare con domande o esercizi ad hoc…

-          Bilanciamento lingua passiva/attiva: qualsiasi tipo di corso offriate, cercate di fare in modo che gli incontri non siano composti solo da voi che parlate/scrivete per un’ora e mezza, ma nemmeno che gli studenti debbano intrattenersi da soli mentre voi li guardate con l’aria serafica di un cherubino. Anche in un corso di conversazione, che difetta della parte scritta, o in un corso di pura grammatica, siate voi ad offrire vari spunti di comprensione, integrando argomenti noti con qualcosa di nuovo, e poi lasciate spazio alla pratica.
                                                                                                                                                        
Dopo avere riflettuto su queste variabili, andiamo a stendere un ipotetico “piano di attacco” della nostra lezione, più dettagliato di un piano di guerra a Westeros, più strategico di una partita a scacchi, più organizzato di Google Calender. Ipotizziamo, data la stagione ancora “fresca” dal punto di vista lavorativo, una prima lezione con un nuovo gruppo di studenti.

Tipo di corso: Italiano principianti
Partecipanti: 15, adulti
Durata: 1 ora e 30 minuti
Focus: presentazione reciproca, prime parole - saluti, frasi utili
Supporto: libro di testo classico

10-15 minuti: presentazione dell’insegnante, breve presentazione del corso e del supporto utilizzato (in questo caso abbiamo indicato un libro di testo classico, indicate loro anche l’ISBN e dove reperirlo). Se avete informazioni burocratiche/organizzative da dare (compilazione registri, liste e-mail ecc.) fatelo ora così ve le togliete di torno, e nel frattempo le persone si rilassano.

5-10 minuti: scrivete alla lavagna brevissime frasi utili per la presentazione personale (mi chiamo…, vivo a…, vengo da…, lavoro come…, ho… anni ecc.), ripetetele chiaramente in italiano e lasciate agli studenti un po’ di tempo per scriverle/assimilarle, poi…

20 minuti: fate fare un giro di presentazioni ; ogni studente dovrà fare una brevissima biografia di se stesso utilizzando le frasi guida scritte da voi alla lavagna. TIP ROMPIGHIACCIO: trovate un modo divertente per scegliere il poveraccio che parlerà per primo, tipo il gioco delle pagliuzze (chi pesca la pagliuzza più corta è il primo), oppure carte numerate con il numero dei partecipanti, parla per primo chi pesca il numero 1 e via a seguire. Questo tipo di giochini spezza l’atmosfera sempre un po’ tesa della prima lezione, e non dà a nessuno l’impressione di essere stato “preso di mira” dall’insegnante.

20 minuti: utilizzo del supporto: ora, utilizzate il materiale scelto, studiando un’esercitazione di una ventina di minuti, per rinforzare quanto appena fatto e lasciare che gli studenti trovino un riferimento da qualche parte. Un testo classico avrà sicuramente un’unità 1 per i principianti, che illustra come presentarsi: lasciatevi guidare dal materiale!

15 minuti: ora passate ad elencare i diversi saluti che si usano in italiano, suddividendoli come preferite: formali ed informali, giornalieri e serali, di incontro e di commiato… Scriveteli alla lavagna, così mentre scrivete i vostri studenti riescono a fare un po’ di pausa. Poi potete leggerli insieme, farli leggere uno alla volta, in gruppi…

10-15 minuti: rilassatevi e lasciateli rilassare negli ultimi minuti di lezione, con un po’ di small talk sulla classicissima ma sempre efficace domanda: ”Perché volete studiare italiano?” Lasciateli parlare a ruota libera, nella loro lingua, o se vogliono sfoggiare qualche parola di italiano che già conoscono lasciateli fare senza correggerli, questa piccola conversazione sarà utile anche a voi per conoscerli meglio, e preparare i prossimi incontri in maniera sempre più efficace.

Vi lascio un altro piccolo consiglio: usate il terreno fertile della lezione precedente per preparare la successiva. Ad esempio, qui avete nominato l’età? Potete far conoscere loro i numeri. Avete chiesto del loro lavoro? Che ne dite del lessico sulle professioni per la prossima volta?

E con questi piccoli spunti, vi auguro buon lavoro, colleghi insegnanti!



giovedì 24 agosto 2017

Kakkalakka

Oggi voglio condividere con voi un breve aneddoto. Un aneddoto che riguarda come ho conosciuto un amico, invero in maniera molto particolare, quando la Maxi (che potremmo definire, in questo caso specifico, “la contessa”), al primo anno di asilo in Germania, torna a casa dicendomi una cosa del genere: “Mama, du bist (tu sei) ein KAKKALAKKA!” La mia reazione, con perfetto aplomb inglese, è stata “e mo che è sta roba?!” La roba, o forse il robo, è questa:

Eccolo, il mio amico. Bellino, no?

Ora, pare che indagando presso la Maxi, il fascino di questa meravigliosa parola (che in realtà è Kakerlaken) risieda proprio in questa sua omofonia con Kaka – no, non il giocatore di calcio, è esattamente l’altra cosa che state pensando. Chiunque abbia a che fare con bambini in età da scuola materna, sa quanto fascino esercitino su di loro queste parole “sporche” e “proibite”. Uno scarafaggio cagone. Un caccascarafaggio. Sapete trovare qualcosa di meglio?


La cosa assurda però è un’altra: a me, nel sentire questa parola, viene in mente questa canzone:  

https://www.youtube.com/watch?v=kZzBd41NuZw


Apache Indian, chiedo venia ma niente, ormai questa è la nostra canzone dello scarafaggio cagone. Stacce. Boom Kakkalakka a tutti!