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venerdì 26 gennaio 2018

Riepil-giocando: come concludere divertendosi un corso di lingua!

Fine gennaio, tempo di neve che si scioglie, di qualche bocciolo che spunta timido tra l'erba umida, tempo di... fine semestre, presso la scuola dove insegno; per quanti di voi è lo stesso? Per chiudere degnamente un corso, e rendere sensato il tempo passato insieme ai miei studenti, mi piace terminare con un bel gioco riepilogativo, sotto forma di sfida a squadre, o individuale, o a coppie, a seconda del numero di studenti e di quanto si prestino a giocare. 

Voglio offrirvi quindi un piccolo spunto per una lezione conclusiva, spunto utile non solo nel contesto di classi di lingua ma anche a casa, se portate avanti un progetto di plurilinguismo, e rimodellabile su vari livelli di conoscenza della lingua.

Venghino quindi, signore e signori, alle mirabolanti olimpiadi dell'italiano!

Nel mio caso, il corso che si concludeva era un primo livello principianti, ma come già detto è riadattabile anche per altri livelli: ho usato infatti lo stesso materiale anche per altri corsisti più "linguisticamente maturi", cambiando ovviamente le domande.

Il gioco prevede la divisione della classe in squadre secondo casualità (nel mio caso, ho usato biglie rosse e beige pescate a caso per formare le squadre); fatto ciò, vengono presentate le categorie su cui le squadre dovranno sfidarsi, e per le quali io vi elenco direttamente i materiali utilizzati:

- GRAMMATICA: 
 carte con verbi all'infinito da coniugare secondo quanto fatto a lezione; 
 carte con articoli determinativi da abbinare correttamente alle parole date;
- VOCABOLARIO
 lettere dell'alfabeto, per ognuna occorreva dire almeno due parole che iniziassero con la stessa in  italiano;
- LESSICO SPECIFICO
 concentrandomi in questo caso sul lessico relativo al mondo del lavoro, ho preparato sia carte con  immagini di professioni che carte con domande del tipo "chi danza in teatro?"
- PRODUZIONE ORALE
 ho preparato carte con delle domande chiave per chiedere informazioni sulle altre persone (domande  sul nome, sull'età ecc.); tutte le domande erano formulate per essere formali O informali. Gli studenti dovevano capire se la domanda fosse o meno informale, e inscenare un mini dialogo botta e risposta con un compagno di squadra scelto da loro;
carte con "ordini da bar": gli studenti dovevano ordinare in un bar quanto richiesto nella carta, facendo attenzione ad usare l'articolo corretto, e soprattutto alla pronuncia (per i vari problematici gruppi come CH, CC, CCH che sono contenuti in molti dei prodotti italiani da bar, come cappuccino, latte macchiato ecc.) 
- ASCOLTO E COMPRENSIONE
 pescando la carta relativa, io andavo a leggere loro una breve presentazione di un personaggio sconosciuto, per andare infine a fare una domanda su quanto appena letto (ad esempio: "Di che nazionalità è il personaggio in questione?")

Il materiale utilizzato non è stato altro che la selezione di materiali raccolti e preparati durante gli anni, ma siccome sono, come i miei consigli, molto caproni e fai da te, potete tranquillamente prepararvene al bisogno senza impazzire, o essere artisti; per preparare le carte, vi basta ritagliare dei cartoncini e scrivere quello su cui volete che si esercitino, per le immagini vi basta cercare tra le clipart e stamparle.

Vinceva, ovviamente, la squadra che rispondeva esattamente a più domande.  

Un piccolo consiglio che aggiungo, per far sì che il gioco venga apprezzato senza incappare in ansie, e non diventi troppo stressante per un'ultima lezione, in cui la stanchezza la fa da padrone, è quello di concentrarvi soprattutto su quello che sapete sia stato già maggiormente acquisito, anche se non andate a coprire tutto il vostro programma. Io sono della scuola di pensiero "meglio poche nozioni ben acquisite che tante imparate a casaccio".

Come dite? Cosa si vince? Eh beh, in questo caso i vincitori hanno avuto anche un premio: un pacco di cantuccini con gocce di cioccolato 😋😋 che hanno generosamente ridiviso tra tutti.

Anche io, devo ammettere, ho ricevuto il mio premio: sentirsi ringraziare per il tempo passato con loro e sentirsi dire "sei una brava insegnante!" è, per chi fa il mio lavoro, la più apprezzata delle coppe. Grazie a voi, cari studenti, ci vediamo nel prossimo semestre!

E come sempre, a tutti voi auguro invece una buona insalata di lingue!

mercoledì 22 novembre 2017

Mangia pane e dizionario! Risorse gratuite per ampliare il vocabolario

Eccoci tornati con i “consigli caproni”, la rubrica più terra terra che ci sia: un post di suggerimenti facili facili per aiutarvi a creare un vostro primo vocabolario, o anche ad incrementarlo, su oggetti di uso quotidiano e varie, e tenere in allenamento la vostra memoria (Alzheimer pussa via!). Onde evitare, sapete, quelle simpatiche situazioni in cui diciamo “il coso della cosa nella cosa”, oppure sfoggiamo il nostro migliore sguardo da pesce lesso mentre le scimmie nel nostro cervello smettono di spulciarsi per cercare freneticamente la parola che ci serve – che poi spesso è di una banalità imbarazzante, come tavolino o telecomando. Pensato come post soprattutto per i principianti in una lingua, può comunque essere utile per aggiornarci o “spolverarci” tutti!

1.       Etichettate tutto!

Da oggi in poi, niente sopravvivrà in casa vostra senza la sua brava etichetta, con il nome dell’oggetto scritto sopra. La semplicità di questo piccolo esercizio va di pari passo con la sua utilità: quante volte al giorno aprite il frigorifero, la porta, la finestra? Quante volte usate l’automobile, i fornelli, le chiavi? Se ogni volta che prendete in mano il portafogli leggete “Geldbeutel” (oppure portmonnaie, o wallet, o portafogli stesso, se state imparando l’italiano), non ci vorrà molto tempo prima che questo nome si imprima spontaneamente nella vostra memoria. Come dite? Che rischiate di dire al ristorante una cosa tipo:”Oh no, ho lasciato a casa il Geldbeutel?” Mi rendo conto del rischio ma… chi non risica non rosica!

2.       La lavagna

Sì, lo so, siamo in un’era supertecnologica, con I-phone, I-pad, app, cazz e mazz, ma volete mettere il fascino della lavagna? Della cara vecchia lavagna polverosa di gesso, e metafora di apprendimento? Immagino di non dovervi spiegare nulla: scrivete sulla lavagna qualcosa che vi serve o che vi piace nella lingua che volete apprendere, magari una bella frase motivazionale, un modo di dire, un proverbio, quello che preferite. Leggetela e ripetetela tutte le volte che ci passate davanti, finché non l’avrete fatta vostra. A questo punto cancellate e ripetete con una nuova. A casa nostra, sulla porta d’ingresso, dalla parte interna campeggia questa piccola lavagna dove ho scritto scherzosamente “uscita” in varie lingue – perché le persone confondevano sempre l’uscita con il bagno, la cui porta è lì accanto. Ebbene, i nostri ospiti più assidui ormai sanno scrivere “uscita” pure in giapponese!

3.       Liste&co

Abituatevi a scrivere la lista della spesa, o anche altre liste che fate di solito, nella lingua di arrivo: le liste sono una cosa semplice, ma fanno parte del vostro vocabolario quotidiano, così come pesi e misure varie che le possono accompagnare. Insomma, se comprate sempre insalata e mai carrube, forse vi conviene imparare prima a dire insalata, vero?

4.       Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

Questa affermazione, validissima sempre, è sicuramente da sprone anche per iniziarsi ad una nuova lingua. Certamente, tra le mille nozioni che potremmo imparare, la pillola va giù più facilmente se quello che stiamo apprendendo ci piace; prendiamo quindi qualcosa che riguarda i nostri interessi, ed usiamolo per imparare la lingua. Poco tempo fa, riordinando, ho ritrovato la prima rivista di Ikea in tedesco che presi appena trasferiti qui – non conoscevo affatto il tedesco, dovevamo arredare la nuova casa, e l’arredo mi è sempre piaciuto. Quella rivista è piena di sottolineature, praticamene tutte le parole sono tradotte: è stato un primo approccio per capire come funziona la lingua scritta, e l’ho fatto con meno fatica perché motivata dall’interesse. Mi ha fatto piacere e anche un po' di tenerezza rivederla, oggi le paole tradotte sarebbero molte meno, è anche un modo per valutare i vostri progressi. Seguite magari qualche pagina FB di un argomento che vi interessa, oppure un blog, comprate riviste, libri, fumetti… Vi consiglio la parola scritta, almeno all’inizio, proprio perché vi dà l’opportunità di riflettere sulla struttura della lingua.


Allora, quale consiglio caprone seguirete? In tutti i casi, buon apprendimento!

martedì 10 ottobre 2017

Bilinguismo bambino: mantenere l'equilibrio

 Il plurilinguismo è una questione di equilibrio; ogni equilibrio è possibile naturalmente, ma occorre sempre tenere sotto'cchio tutte le parti.

 La nostra Maxi, come ormai saprete, è una scolaretta, e la sua istruzione sta avvenendo perciò in tedesco. Niente di male, ovviamente, ma con il passare del tempo la piccina “scivola” sempre di più verso la lingua di Goethe, lasciando indietro quella di Dante. È normale e non deve spaventare, se anche i vostri figli in situazioni di bilinguismo simile, parlano con un miscuglio che alle volte non è né l’una né l’altra lingua (l’insalata, no?), non allarmatevi, perché non finiranno per perdere la lingua madre, fintantoché le due esperienze linguistiche (o anche più di due) resteranno tutto sommato in equilibrio. Naturalmente, sarà possibile ed anzi quasi scontato che i bambini differenzino i registri linguistici: a casa con voi parleranno una lingua molto “sciolta” sicuramente, ma la lingua del gioco resta quella che usano di più per giocare, appunto. Nella piccola comunità in cui viviamo, mia figlia è l’unica 100% straniera, il suo contesto di gioco e studio è fatto di tedesco: va da sé che quando gioca da sola, lo faccia in tedesco. Non fraintendetemi, gioca tranquillamente in italiano con i suoi amici italiani, ma il suo parlottare in solitaria è senza dubbio teutonico. Per la Mini, quando uscirà dalla fase di Babbà, sarà probabilmente ancora più accentuato.

Come fare allora, per evitare che la lingua madre vada perduta, o rimanga ad un livello molto basilare? Voglio offrirvi qualche piccolo spunto in base alla mia esperienza, che potete tranquillamente rimaneggiare e adattare al vostro bisogno.

Anzitutto, mi sentirei di sconsigliarvi di ripetere ad ogni piè sospinto “Dillo in italiano!”, se i vostri figli parlano inframmezzando parole dell’altra lingua: forse noi nati e cresciuti monolingua non ce ne accorgiamo, ma questa apparente confusione è la vera ricchezza che sta alla base del crescere plurilingui, un ricco humus da cui si trarrà sempre più capacità di distinguere tra le lingue, e di passare con facilità dall’una all’altra. Soprattutto però, perché per il bambino è umiliante e snervante, si sente rimproverato (“se lo sapevo in italiano lo dicevo, no?”), e rischiate di farlo chiudere di più e detestare questa cosa in cui non riesce. Offrite invece un rinforzo positivo, come per esempio:

Maxi: “Mamma, oggi a scuola abbiamo usato il Lineal…”
Io: “Ah sì amore, avete usato il Righello? E cosa avete fatto?”

Servite loro un bell’assist senza che se ne accorgano: oltre a sentirsi capiti, la loro memoria registrerà l’associazione lineal=righello, e magari sarà utile ripeterlo più volte, ma il segno resta.

Poi, potreste trovare delle piccole e divertenti attività da fare nella lingua che volete rinforzare (vale anche per chi cresce plurilingui nel paese della propria lingua madre), prendendo spunto magari da ciò che si fa a scuola, e soprattutto dagli interessi dei bambini. Amano il calcio? Leggete con loro le biografie dei calciatori che amano, e sottoponeteli a sessioni di Holly e Benji! Amano la danza? Scegliete dei libri a tema, ci saranno sicuramente riviste del settore di cui potete acquistare qualche numero per leggerlo insieme. Sfruttate le risorse della rete (YouTube, Daily Motion, siti di programmi per bambini), sempre sotto il vostro controllo ovviamente, per proporre loro tante e diverse occasioni di essere sottoposti alla lingua divertendosi. Se avete occasione, inoltre, di frequentare persone che parlano la stessa lingua che volete rinforzare, fatelo senza indugio quando potete: la sfida di uscire dalla comfort zone familiare per mettere alla prova le proprie conoscenze con altri è per i bambini estremamente formativa.

Queste sono poi le attività regolari che, affiancate al parlare in italiano in casa tra di noi, facciamo per far sì che le piccole abbiano la loro dose di lingua:

Canzoni e poesie in rima

La Maxi è in prima elementare, e si diverte molto con le rime, esercizio che per altro usano molto spesso nella sua scuola per insegnare la lingua. Ebbene, sfruttando il tema della stagione autunnale in cui ci troviamo, impariamo canzoncine e poesie in rima in entrambe le lingue: quelle che ci piacciono di più le incorniciamo e le appendiamo per casa, così quando ce le troviamo davanti le cantiamo/recitiamo – la Maxi non sa ancora leggere ma ha una memoria da elefante.

Serata cinema!

Questa è una attività, piacevole senza dubbio, che ho introdotto da poco, e cioè da quando ho colto la preponderanza del tedesco sull’italiano. Non che prima non si guardasse la tv, ma ora abbiamo una sera fissa a settimana in cui si possono, nell’ordine:

  • -          Mangiare un po’ di schifezze
  • -          Mangiare sul divano (che non si fa per i figli!!!)
  • -      Guardare un bellissimo film/cartone per la famiglia in italiano (o nella lingua da rinforzare).


La faccenda è talmente piacevole e divertente, che la Maxi non vede l’ora che arrivi il prossimo venerdì per fare la nostra serata cinema, ed il fatto che noi le si proponga in maniera fissa la visione di qualcosa in italiano non è in alcun modo percepito come un dovere, un compito o una noia.

Per ora, essendo la Maxi appena scolarizzata, tutto questo è sufficiente per bilanciare più o meno l’esposizione alle due lingue: sicuramente crescendo, con l’inizio della scrittura autonoma, le sfide aumenteranno, ma ai duri piace giocare quando il gioco si fa duro!

A proposito, avete film a tema Halloween da consigliarci per i venerdì del mese che restano? Io ho già qualche idea, ma nuovi pareri sono sempre bene accetti!

Come procede il vostro bilinguismo bambino?


Un saluto dalla vostra insalata, e dalle sue piccole insalatine!😄

giovedì 5 ottobre 2017

"Il tempo è omosessuale oggi!" Sopravvivere alle inevitabili gaffe

Come da titolo, parliamo di gaffe. Chi è bilingue italiano-tedesco ha già capito, e se la starà ridendo sotto i baffi perché, e non provate a dire di no, questa figuraccia è capitata a TUTTI i poveri disgraziati che si siano avventurati sul suolo teutonico, e abbiano tentato di fare una banale conversazione sul tempo.
Fermo restando che imparare il tedesco non è un’avventura propriamente banale, questa mefistofelica lingua alle volte ha delle insidie davvero sottili. Uno cerca invano di mettere insieme una frase che non lo faccia apparire muto, ed ecco che in quel nanosecondo in cui devi connettere cervello e bocca, ti trovi davanti a due parole SIMILISSIME e quale scegli? Quella sbagliata. Eccerto.

Vi spiego di cosa parlo: in tedesco ci sono due parole estremamente simili, Schwü(che vuol dire “afoso, umido”) e Schwul (“omosessuale”). Anche dal punto di vista fonetico, le differenzia un’inezia: la U con la dieresi (i pallini sopra) si pronuncia come la U francese, l’altra come la U italiana. Ora, io sono sicura che non ci sarebbe così tanta ansia di confondersi, se non si temesse di fare una figuraccia storica, ma dato che l’ansia si sa, si nutre della carne che la ospita, ecco che alla scelta della parola quasi sicuramente cadremo su quella sbagliata. E mica solo una volta, no no! Beccheremo il nostro vicino che esce in mutande a buttare l’immondizia e lo delizieremo dicendogli “Il tempo è proprio omosessuale oggi!”. Poi rientreremo in casa, ci accorgeremo della figuraccia fatta, e daremo testate contro il muro. C’è da dire che i tedeschi o sono particolarmente gentili, o particolarmente rassegnati a questa uscita da parte degli stranieri, perché non si scompongono più di tanto, magari ti rispondono pure!

Non cospargetevi il capo di cenere, amici, e soprattutto non scoraggiatevi: ogni lingua tende delle insidie, che porta alla creazione di buffi ed involontari doppi sensi. “Sbagliando si impara” non è mai stato vero quanto adesso; mettetevi addosso un po’ di faccia tosta e buttatevi alle spalle ogni errore o figuraccia fatti sul percorso dell’apprendimento linguistico, ognuno di questi non è che una porzione della strada di conoscenza che state lastricando.


Ehm, forse “mal comune mezzo gaudio” non è la maniera più matura di vivere la cosa, ma vi voglio raccontare questo piccolo aneddoto di una ragazza conosciuta anni fa, che parlava un italiano di seconda generazione un po’ stentato e viveva all’estero, in un paese di madrelingua inglese. Si chiacchierava, si ascoltava musica e ad un certo punto lei con enfasi, riferendosi ad un pezzo passato in radio, dice:”Però, che belo questo cazzone!”. Ecco, ci è voluta veramente una vagonata di autocontrollo per non scoppiare a ridere e spiegarle la differenza tra “canzone” e “cazzone”! 😂😂😂


Siate pazienti e curiosi sempre, non vergognatevi mai, e buona insalata!

lunedì 31 luglio 2017

6 CONSIGLI PER NON TRASFORMARE UNA VACANZA STUDIO IN UNA... CACANZA STUDIO!

Serve dirlo? Anche stavolta, contributo artistico della Maxi!
Mi ricorda un po' lo stile Burberry, non trovate?
Estate, classico tempo di valigie, di vacanze, di viaggi (noi la scorsa settimana abbiamo avuto un’estate di 13 gradi e pioggia torrenziale, ma è un dettaglio!). Cosa c’è di meglio, allora, che combinare la maggior quantità di tempo a disposizione, con l’opportunità di entrare a contatto con una lingua, proprio nel paese in cui si parla? Esatto, miei perspicaci amici, oggi voglio parlarvi dei viaggi studio, anzi, voglio condividere con voi una riflessione sui viaggio studio, a partire dalle mie esperienze personali, per tirare fuori pro e contro di un’esperienza che tanto più sarà utile quanto più sarà strutturata.  Tra un sorso di menta ghiacciata e una croccante fettina di noce di cocco, addentriamoci nel discorso, sognando il fascino delle valigie da chiudere e di un aereo da prendere.

Personalmente, ho fatto esperienza di due tipi di viaggi studio: gli scambi culturali scolastici, tra le scuole medie e le scuole superiori, e il classico viaggio prenotato tramite agenzia apposita. Tutti quanti sono stati per me momenti di enorme apprendimento, non soltanto dal punto di vista strettamente linguistico, ma anche e soprattutto da quello delle “culture comparate”, se così vogliamo definirlo. Una lingua è un po’ come un buon cibo, ed assaggiarla lì dove nasce ha tutto un altro sapore; per questo ho voluto fare delle riflessioni, esposte per voi in una piccola lista – che non dobbiamo certo annoiarci! – perché, anche nel mare magnum dei viaggi studio, ci sono aspetti utilissimi e altri che, beh, sono magari sopravvalutati, o addirittura evitabili.

So che molti genitori investono in queste attività, nella speranza che i loro pargoli in 1/2/3 mesi “almeno imparino l’inglese (o lingua a vostra scelta)!”. Ecco, mi spiace darvi una delusione, cari genitori, ma non è proprio così. Soprattutto se fino al giorno prima di partire, il virgulto era poco sopra il livello ”the cat is on the table”. Il viaggio studio, preso così quasi fuori da un contesto, ha poche probabilità di funzionare per questi due validissimi motivi:

1.     Imparare una lingua è un’attività che richiede un impegno, ed un’immersione, costanti. La pretesa per cui andare un paio di mesi l’anno in un paese e frequentare 5 ore di scuola sia sufficiente per imparare una lingua è, quanto meno, un po’ irrealistica. E’ vero, è innegabile, le lingue si imparano meglio sul posto, ma pensateci bene: quanto di questo posto viene effettivamente veicolato se si frequenta una scuola e si vive in un college? Si crea una sorta di atmosfera “ovattata” che può avere anche ben poco del paese in cui ci si trova.
2.       L’andamento è in genere più o meno questo: prima settimana di studio matto e disperatissimo, entusiasmo alle stelle, sei carico a pallettoni. Dopo il primo weekend passato a girare da solo, a parlare con i muri o a saltare da un canale all’altro di una tv incomprensibile, ti ricordi che hai lavorato/studiato tutto l’anno e che, oh, vorresti pure riposarti, e chi te la fa fare tutta questa fatica per scambiare anche solo due parole? E’ così che si tira fuori uno strumento, o forse un’arma, che si mette in gioco solo nei casi in cui la sopravvivenza è a rischio, uno strumento che ignoriamo, o forse deridiamo, prima di sapere quanto ci servirà: il RADAR RACCATTA-CONNAZIONALI.  Da quel momento in poi, preda di una sordità selettiva, ci lasceremo guidare dalle nostre orecchie che capteranno solo suoni provenienti dalla lingua madre. Saremo capaci di stanare altri italiani anche nel pieno di un concerto dei Prodigy, a loro giureremo eterna devozione e amicizia – o almeno, finché il viaggio durerà -  ed ecco che l’immersione ne “la cultura e la lingua del paese ospitante” è bella che finita.

   Quindi, ci stai dicendo che i viaggi studio sono inutili? Niente affatto. I viaggi studio sono una risorsa preziosa non soltanto, come dicevo, per l’apprendimento della lingua, ma anche per comprendere altre culture, confrontarsi, mettersi in discussione. L’apertura mentale, c’è forse un regalo più grande che potremmo farci, o fare ai nostri figli? 

    Quello che mi sento di consigliare, quando si sceglie di affrontare questo tipo di attività, è progettarla con cura e attenzione, per favorire al massimo l’immersione culturale e ricavare il più possibile dall’esperienza. Stiamo parlando, in linea di massima, di un piccolo “lusso” nell’ambito dello studio delle lingue (non parlo tanto dell’aspetto economico, benché esso abbia la sua importanza, quanto della possibilità di ritagliarsi un tempo e un luogo per l’apprendimento delle lingue veramente ad hoc, cosa che non sempre è possibile), vale la pena prendersi del tempo per fare le scelte più mirate.

·         Non dimenticate che il viaggio studio è un quid in più, in un percorso di apprendimento che deve necessariamente durare anche tutto il resto dell’anno – non che ci si debba esercitare come i Marines delle lingue, ma è chiaro che per fruttare deve essere sostenuto da un lavoro continuo, costante anche se piccolo. Ad esempio, se il nostro contesto familiare e sociale non fosse bilingue, alle bambine (ok, soprattutto alla Maxi) non basterebbero certo le visite dai nonni per imparare l’italiano; non avrebbero ragione di ciò né i genitori italiani, né le radici italiane, né la bellezza della lingua, né altro che la costanza con cui, in casa, si parla italiano. Come detto sopra, se puntate solo su questa esperienza per imparare una lingua, investite i vostri soldi in una vacanza vera e propria.

·         Datevi degli obiettivi realistici (fortemente legato al punto sopra): se partite da 0, tre mesi non saranno mai sufficienti per imparare una lingua. Avranno un valore sicuramente più alto rispetto ad un corso di tre mesi fatto a casa vostra, vi permetteranno di vedere la lingua calata nel suo contesto, di legarla anche a esperienze reali, che è un modo fantastico di tenere a mente le cose, ma… Una lingua è un mondo, è l’espressione di una cultura nel tempo e nello spazio, è vita, anzi, sono milioni di vite che si intrecciano… Realisticamente, come si può impararla in tre mesi (è stato scientificamente provato che il processo di osmosi, per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, non vale)?

·         Scegliete la possibilità di essere ospitati in famiglia piuttosto che un college o un dormitorio, per avere la possibilità di mettere in pratica continuamente quello che si apprende, per vivere la cultura. Quello che questa esperienza può dare in termini di apprendimento, di adattamento, di apertura mentale, di umanità non ha paragoni con altro. Io sono sempre andata come ospite: non tutte le famiglie potevano corrispondere al mio “ideale” di famiglia, come è giusto che sia, ma ogni esperienza mi ha lasciato moltissimo, quello che l’ambiente impersonale di un college o un dormitorio non può darti.

·         Scegliete di partire da soli: perché è dura, non lo nego, ma partire con amici significa, al 99%, non parlare mai la lingua al di fuori delle ore di studio. Per quel prezzo, a questo punto, potete pagarci un corso di un anno comodamente a casa vostra.

·         Scegliete di fare un viaggio di meno, piuttosto, e fatelo bene. Partite quando vi sentite pronti, quando sentite che sarete in grado di assimilare al meglio, e non perché lo fanno tutti. La motivazione è la prima vera molla che vi permette di apprendere, sfruttatela come innesco per far partire il razzo al momento opportuno.

·    Scegliete, se è possibile, un’esperienza lavorativa anche stagionale, anche breve,all’estero; in base all’età, alla possibilità, e se avete almeno una base di lingua. L’ambiente di lavoro è estremamente performante anche se impegnativo, nessuno lì è pagato per ripetervi le cose fino a che non le capite, e la capacità di sopravvivenza linguistica verrà fuori molto prima, tumultuosa, magari inizialmente meno ordinata ma senza dubbio atta al suo scopo, che è la comunicazione.

La vacanza studio è un'opportunità, una possibilità, una scelta in più: scegliete di renderla di valore, e di dare un valore al vostro impegno.

Buon viaggio!