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venerdì 9 febbraio 2018

Metti la passione al servizio dell'apprendimento


Bentrovati cari amici!

Oggi, come spesso faccio, voglio scrivere per voi un post “caprone-style”, in cui vi offro dei consiglietti tanto semplici quanto utili, per permettere alla nostra conoscenza della lingua straniera di volare sempre più alta. Fortemente raccomandato per noi adulti alle prese con una nuova lingua!

Qualche giorno fa, in un veloce post sulla mia pagina Facebook, ho pubblicato la foto di una serie TV che ho molto amato da (più) giovane, e che stavo guardando di nuovo, ma in tedesco, cogliendo i due classici piccioni con una fava; ecco, partiamo proprio da qui. Chi di noi non ha un hobby, un interesse, una passione? Chi non ha almeno un piccolo diversivo antinoia? Molto semplicemente, quello che ci piace esiste nella nostra lingua… e anche in tutte le altre! Ma va’? Direte voi! Eppure spesso si sottovaluta la potenza del “consumo” ripetuto di materiale nella lingua di arrivo, pensando di avere già dato frequentando il corso di lingua. Ovviamente, io capisco e giustifico pure la stanchezza del doversi continuamente confrontare con un sistema linguistico differente, soprattutto nel caso di expat tardoni adulti, come me; magari passiamo giornate a combattere con datori di lavoro e colleghi per cercare di inserirci nelle conversazioni e capire tutto, oppure lunghe ore a dirimere tutte le questioni dell’andamento familiare (colloqui scolastici, compiti, attività extrascolastiche, compilazione di documenti, telefonate, banca-posta-dottore-assicurazione ecc.), chi ha voglia di passare le proprie ore di relax, dove vorremmo solo mandare in pensione i neuroni fino all’anno 3000, a sforzarsi di capire ancora e ancora e ancora? Qui deve intervenire la passione, che darà la spinta alla vostra resistenza, rendendovi godibile un’esperienza che presenta dei livelli di difficoltà. Last but not the least, in una società fortemente votata alla comunicazione come la nostra, reperire materiale di ogni tipo, e gratuito, è tutto tranne che difficile. Facciamo qualche esempio pratico:
vi piace la musica? Cercate musica e soprattutto video nella lingua di arrivo, spesso contengono sottotitoli che vi aiutano nella comprensione.
Vi piacciono le serie TV? Mica ve lo devo dire come fare, vero?
Vi piace cucinare? Video culinari come se piovesse, imparate la lingua, nuove ricette, ma che volete di più?
Vi piace, che so, l’arredo? Leggete la rivista Ikea nella lingua che desiderate, o acquistate riviste del genere, o anche reperitele gratuitamente in biblioteca.
Vi piace la TV in generale? Cercate programmi sottotitolati con il Teletext (il televideo, insomma) se seguire i programmi in solo audio è troppo faticoso.
Vi piace la radio? Radio in casa e autoradio in macchina invece dei cd se siete all’estero, podcast se la lingua che volete imparare non è quella parlata sul posto.
Non avete tempo di fare niente? Cercate audiolibri, anche per bambini, e metteteli in sottofondo alle vostre faccende.

Cercate blog, canali YouTube, gruppi e pagine Facebook, libri, riviste, club, circoli sulle vostre passioni, interessi, hobby, e vedrete che quello che imparerete con gioia, vi resterà in testa molto più facilmente.

Io ad esempio ho rispolverato un po’ di giapponese guardando anime su YouTube, seguo dei video sempre su YouTube di una simpaticissima ragazza canadese che parla di organizzazione della casa (materia in cui sono veramente negata e ho tutto da imparare), adoro le riviste di arredamento e le acquisto in Germania, oltre a seguire blog dedicati; adesso mi sta molto a cuore il tema “lavoro&conciliazione familiare” ed ho trovato diversi gruppi FB e blog dedicati in tedesco, e la lista è sicuramente destinata ad ampliarsi.

Spero di avervi dato qualche spunto per coniugare apprendimento della lingua + passione per le cose belle della vita.

Buon divertimento! 

martedì 14 novembre 2017

Rinforzare il plurilinguismo: i giocattoli "stranieri"

Vi presento Pangui e Lola (vi sfido a capire chi sia Pangui, ehehe 😉), di proprietà della Maxi. Belli eh, ma che c'entrano in un blog che parla di plurilinguismo, direte voi? Pangui e Lola sono molto importanti, in realtà, non solo perché sono cari al cuore della Maxi, ma anche perché... parlano italiano! (NdA: ce ne sono anche altri, ma al momento sono in gita di piacere presso la lavatrice! 😁)

Vi tiro fuori subito dalla confusione: la Maxi, vivendo in Germania da ormai più di tre anni, ha sostituito man mano porzioni di italiano con corrispettive fette di tedesco, nei suoi giochi. Per quanto ciò possa far dolere un po' il cuore nostalgico dei suoi genitori, è naturale, fisiologico che sia così: il tedesco è in effetti la lingua con cui si confronta nei giochi con i coetanei, per la maggior parte del suo tempo, lungi da noi l'idea di intrometterci in questo processo e guastarne la spontaneità, in qualunque lingua avvenga. Si sono però create, altrettanto spontaneamente, delle "finestre" in cui il gioco viene condotto in italiano, ed è proprio quando Pangui o Lola, una new entry di pochissimi giorni fa, entrano in scena. Pangui è il ricordo delle nostre vacanze estive in Italia, culminate con una gita che la Maxi desiderava con tutta se stessa, e che ha ricevuto come sorpresa - che l'ha ammutolita per una buona mezz'ora: una visita all'acquario di Genova. Lola è invece un regalo che ha ricevuto dallo zio paterno, che è passato a farci un saluto al ritorno di un viaggio di lavoro in Germania. Entrambi, per la Maxi, parlano italiano, perché indubitabilmente legati a situazioni che hanno a che fare con l'Italia, ne riportano ricordi ed emozioni. Semplicemente, nella sua testolina, i giochi italiani non capiscono il tedesco, e viceversa. Questo si verifica anche quando andiamo in visita dalla famiglia: con i giochi che trova sul posto gioca in italiano, con quelli che porta "in trasferta" in tedesco. Ci tengo a sottolineare che questa decisione la Maxi l'ha presa in totale autonomia, per scelta noi ci intromettiamo il meno possibile nei suoi giochi (giusto quando diventano pericolosi), e non ci saremmo mai sognati di forzarla in questo senso: probabilmente avremmo avuto l'unico risultato di indisporla di più verso la lingua. Qui stiamo parlando di gioco libero e personale, è ovviamente possibile organizzare giochi guidati per bambini in altre lingue, e ne parleremo presto qui nel blog, ma qui siamo in un campo diverso, e possiamo solo ritenerci contenti che la Maxi abbia scelto di dedicare una parte del suo gioco all'italiano.

Questo "strumento" del gioco, io ve lo riporto come esperienza personale; non posso garantire che funzioni per tutti, che ogni bambino sceglierebbe questa strada, né che duri nel tempo - ad un certo punto abbandonerà i peluche, e chissà se tra i loro sostituti ci sarà qualcosa che parla italiano...
Vi offro però questo spunto, qualora vogliate provare a rinforzare una lingua che vi sembra più debole, o offrire un'occasione in più ai vostri bambini per praticarla. Non buttatevi giù se non dovesse funzionare: magari non era il gioco giusto, l'occasione giusta, il legame affettivo con il gioco abbastanza forte... Nel gioco libero, ogni bambino è re! 

Buon divertimento!

martedì 24 ottobre 2017

Risorse gratuite per imparare le lingue - il tandem

Bentornati cari amici,
Il post di oggi nasce da una mia riflessione come utente di alcuni gruppi FB, accomunati dal tema "espatrio"; italiani all'estero, mamme all'estero... In questi gruppi ci si intrattiene più o meno allegramente, si fa polemica, ci si fraintende come in tutti i gruppi e poi arriva lei, la fatidica domanda, puntuale come le tasse:"Si può trovare lavoro in Germania senza conoscere la lingua?" Che dirvi, tutto a questo mondo si può fare, ma l'esperienza fin qui raccolta - poca la mia, più lunga quella di molti altri, fa rispondere che sarebbe meglio, opportuno, facilitante arrivare con un minimo di lingua. Non tanto, o non solo, per il lavoro, ma perché lì fuori c'è un mondo che pretende la vostra comprensione, che non ammette ignoranza, che vi rende facili al raggiro e alle brutte esperienze se non sapete difendervi, linguisticamente parlando. Lo dico proprio perché noi siamo arrivati in Germania senza conoscere il tedesco. La replica, molto spesso, è che i corsi sono cari: vi capisco, se a malapena avanzano i soldi per mangiare, investirli per un corso è complicato (ma i corsi non sono cari, sono il pagamento equo per il professionista che vi insegna), ma allora perché non sfruttare l'era digitale, in cui le informazioni sono così facili da trovare, che dovete anzi scansarle come i moscerini sul parabrezza?
Voglio parlarvi di alcuni metodi che vi permetteranno di iniziarvi a qualunque lingua senza vendere un rene, la mamma o i gemelli del matrimonio, anzi: si distinguono per il loro costo pari o prossimo allo 0.
Potrete con questi metodi studiare in una università straniera, tenere conferenze in un'altra lingua, scrivere discorsi per un capo di stato? Certamente no, ma potrete avere un'infarinatura, un primo approccio rompighiaccio con la lingua nuova, che psicologicamente vi mette 100 gradini avanti sulla scala dell'autostima.

Il primo metodo, di cui vi parlo oggi, è quello del TANDEM. Non è altro che l'evoluzione dell'amico di penna straniero, ma in rapporto face-to-face (o skype, che posso assicurarvi funziona benissimo lo stesso). Per fare un tandem vi servono:

- una persona desiderosa di imparare una lingua (voi);
- una persona desiderosa di imparare la vostra lingua madre;
- un appuntamento, fisico o virtuale.
Concordate un luogo e un orario, una durata, vi incontrate e parlate metà del tempo nella vostra lingua, metà del tempo nella lingua dell'altro. Ecco tutto.

Vantaggi: conoscerete persone nuove, farete pratica reale della lingua a qualunque livello siate (io iniziai veramente a 0), non vi sentirete sotto esame perché il vostro compagno desidera imparare quanto voi, non è un insegnante, non spenderete un euro.


Svantaggi: probabilmente non farete esercizi di grammatica ripetitivi, e forse il vostro compagno non sarà in grado di spiegarvi alcune regole - così come voi forse non ne sapete tante della vostra lingua, ma le applicate inconsciamente. Per iniziare, o implementare la conversazione, è un metodo validissimo.


Sì, ma come si trova un compagno di tandem? Esistono gruppi FB dedicati, oppure il caro vecchio annuncio cartaceo in una scuola di lingue andrà benissimo! Scrivete che vorreste un compagno di tandem e che lingua offrite in cambio (non necessariamente la vostra madrelingua, potete offrirne anche un'altra che conoscete bene!).


Pronti a "tandeggiare"? Imparare a costo 0!

martedì 10 ottobre 2017

Bilinguismo bambino: mantenere l'equilibrio

 Il plurilinguismo è una questione di equilibrio; ogni equilibrio è possibile naturalmente, ma occorre sempre tenere sotto'cchio tutte le parti.

 La nostra Maxi, come ormai saprete, è una scolaretta, e la sua istruzione sta avvenendo perciò in tedesco. Niente di male, ovviamente, ma con il passare del tempo la piccina “scivola” sempre di più verso la lingua di Goethe, lasciando indietro quella di Dante. È normale e non deve spaventare, se anche i vostri figli in situazioni di bilinguismo simile, parlano con un miscuglio che alle volte non è né l’una né l’altra lingua (l’insalata, no?), non allarmatevi, perché non finiranno per perdere la lingua madre, fintantoché le due esperienze linguistiche (o anche più di due) resteranno tutto sommato in equilibrio. Naturalmente, sarà possibile ed anzi quasi scontato che i bambini differenzino i registri linguistici: a casa con voi parleranno una lingua molto “sciolta” sicuramente, ma la lingua del gioco resta quella che usano di più per giocare, appunto. Nella piccola comunità in cui viviamo, mia figlia è l’unica 100% straniera, il suo contesto di gioco e studio è fatto di tedesco: va da sé che quando gioca da sola, lo faccia in tedesco. Non fraintendetemi, gioca tranquillamente in italiano con i suoi amici italiani, ma il suo parlottare in solitaria è senza dubbio teutonico. Per la Mini, quando uscirà dalla fase di Babbà, sarà probabilmente ancora più accentuato.

Come fare allora, per evitare che la lingua madre vada perduta, o rimanga ad un livello molto basilare? Voglio offrirvi qualche piccolo spunto in base alla mia esperienza, che potete tranquillamente rimaneggiare e adattare al vostro bisogno.

Anzitutto, mi sentirei di sconsigliarvi di ripetere ad ogni piè sospinto “Dillo in italiano!”, se i vostri figli parlano inframmezzando parole dell’altra lingua: forse noi nati e cresciuti monolingua non ce ne accorgiamo, ma questa apparente confusione è la vera ricchezza che sta alla base del crescere plurilingui, un ricco humus da cui si trarrà sempre più capacità di distinguere tra le lingue, e di passare con facilità dall’una all’altra. Soprattutto però, perché per il bambino è umiliante e snervante, si sente rimproverato (“se lo sapevo in italiano lo dicevo, no?”), e rischiate di farlo chiudere di più e detestare questa cosa in cui non riesce. Offrite invece un rinforzo positivo, come per esempio:

Maxi: “Mamma, oggi a scuola abbiamo usato il Lineal…”
Io: “Ah sì amore, avete usato il Righello? E cosa avete fatto?”

Servite loro un bell’assist senza che se ne accorgano: oltre a sentirsi capiti, la loro memoria registrerà l’associazione lineal=righello, e magari sarà utile ripeterlo più volte, ma il segno resta.

Poi, potreste trovare delle piccole e divertenti attività da fare nella lingua che volete rinforzare (vale anche per chi cresce plurilingui nel paese della propria lingua madre), prendendo spunto magari da ciò che si fa a scuola, e soprattutto dagli interessi dei bambini. Amano il calcio? Leggete con loro le biografie dei calciatori che amano, e sottoponeteli a sessioni di Holly e Benji! Amano la danza? Scegliete dei libri a tema, ci saranno sicuramente riviste del settore di cui potete acquistare qualche numero per leggerlo insieme. Sfruttate le risorse della rete (YouTube, Daily Motion, siti di programmi per bambini), sempre sotto il vostro controllo ovviamente, per proporre loro tante e diverse occasioni di essere sottoposti alla lingua divertendosi. Se avete occasione, inoltre, di frequentare persone che parlano la stessa lingua che volete rinforzare, fatelo senza indugio quando potete: la sfida di uscire dalla comfort zone familiare per mettere alla prova le proprie conoscenze con altri è per i bambini estremamente formativa.

Queste sono poi le attività regolari che, affiancate al parlare in italiano in casa tra di noi, facciamo per far sì che le piccole abbiano la loro dose di lingua:

Canzoni e poesie in rima

La Maxi è in prima elementare, e si diverte molto con le rime, esercizio che per altro usano molto spesso nella sua scuola per insegnare la lingua. Ebbene, sfruttando il tema della stagione autunnale in cui ci troviamo, impariamo canzoncine e poesie in rima in entrambe le lingue: quelle che ci piacciono di più le incorniciamo e le appendiamo per casa, così quando ce le troviamo davanti le cantiamo/recitiamo – la Maxi non sa ancora leggere ma ha una memoria da elefante.

Serata cinema!

Questa è una attività, piacevole senza dubbio, che ho introdotto da poco, e cioè da quando ho colto la preponderanza del tedesco sull’italiano. Non che prima non si guardasse la tv, ma ora abbiamo una sera fissa a settimana in cui si possono, nell’ordine:

  • -          Mangiare un po’ di schifezze
  • -          Mangiare sul divano (che non si fa per i figli!!!)
  • -      Guardare un bellissimo film/cartone per la famiglia in italiano (o nella lingua da rinforzare).


La faccenda è talmente piacevole e divertente, che la Maxi non vede l’ora che arrivi il prossimo venerdì per fare la nostra serata cinema, ed il fatto che noi le si proponga in maniera fissa la visione di qualcosa in italiano non è in alcun modo percepito come un dovere, un compito o una noia.

Per ora, essendo la Maxi appena scolarizzata, tutto questo è sufficiente per bilanciare più o meno l’esposizione alle due lingue: sicuramente crescendo, con l’inizio della scrittura autonoma, le sfide aumenteranno, ma ai duri piace giocare quando il gioco si fa duro!

A proposito, avete film a tema Halloween da consigliarci per i venerdì del mese che restano? Io ho già qualche idea, ma nuovi pareri sono sempre bene accetti!

Come procede il vostro bilinguismo bambino?


Un saluto dalla vostra insalata, e dalle sue piccole insalatine!😄

giovedì 5 ottobre 2017

"Il tempo è omosessuale oggi!" Sopravvivere alle inevitabili gaffe

Come da titolo, parliamo di gaffe. Chi è bilingue italiano-tedesco ha già capito, e se la starà ridendo sotto i baffi perché, e non provate a dire di no, questa figuraccia è capitata a TUTTI i poveri disgraziati che si siano avventurati sul suolo teutonico, e abbiano tentato di fare una banale conversazione sul tempo.
Fermo restando che imparare il tedesco non è un’avventura propriamente banale, questa mefistofelica lingua alle volte ha delle insidie davvero sottili. Uno cerca invano di mettere insieme una frase che non lo faccia apparire muto, ed ecco che in quel nanosecondo in cui devi connettere cervello e bocca, ti trovi davanti a due parole SIMILISSIME e quale scegli? Quella sbagliata. Eccerto.

Vi spiego di cosa parlo: in tedesco ci sono due parole estremamente simili, Schwü(che vuol dire “afoso, umido”) e Schwul (“omosessuale”). Anche dal punto di vista fonetico, le differenzia un’inezia: la U con la dieresi (i pallini sopra) si pronuncia come la U francese, l’altra come la U italiana. Ora, io sono sicura che non ci sarebbe così tanta ansia di confondersi, se non si temesse di fare una figuraccia storica, ma dato che l’ansia si sa, si nutre della carne che la ospita, ecco che alla scelta della parola quasi sicuramente cadremo su quella sbagliata. E mica solo una volta, no no! Beccheremo il nostro vicino che esce in mutande a buttare l’immondizia e lo delizieremo dicendogli “Il tempo è proprio omosessuale oggi!”. Poi rientreremo in casa, ci accorgeremo della figuraccia fatta, e daremo testate contro il muro. C’è da dire che i tedeschi o sono particolarmente gentili, o particolarmente rassegnati a questa uscita da parte degli stranieri, perché non si scompongono più di tanto, magari ti rispondono pure!

Non cospargetevi il capo di cenere, amici, e soprattutto non scoraggiatevi: ogni lingua tende delle insidie, che porta alla creazione di buffi ed involontari doppi sensi. “Sbagliando si impara” non è mai stato vero quanto adesso; mettetevi addosso un po’ di faccia tosta e buttatevi alle spalle ogni errore o figuraccia fatti sul percorso dell’apprendimento linguistico, ognuno di questi non è che una porzione della strada di conoscenza che state lastricando.


Ehm, forse “mal comune mezzo gaudio” non è la maniera più matura di vivere la cosa, ma vi voglio raccontare questo piccolo aneddoto di una ragazza conosciuta anni fa, che parlava un italiano di seconda generazione un po’ stentato e viveva all’estero, in un paese di madrelingua inglese. Si chiacchierava, si ascoltava musica e ad un certo punto lei con enfasi, riferendosi ad un pezzo passato in radio, dice:”Però, che belo questo cazzone!”. Ecco, ci è voluta veramente una vagonata di autocontrollo per non scoppiare a ridere e spiegarle la differenza tra “canzone” e “cazzone”! 😂😂😂


Siate pazienti e curiosi sempre, non vergognatevi mai, e buona insalata!

giovedì 24 agosto 2017

Kakkalakka

Oggi voglio condividere con voi un breve aneddoto. Un aneddoto che riguarda come ho conosciuto un amico, invero in maniera molto particolare, quando la Maxi (che potremmo definire, in questo caso specifico, “la contessa”), al primo anno di asilo in Germania, torna a casa dicendomi una cosa del genere: “Mama, du bist (tu sei) ein KAKKALAKKA!” La mia reazione, con perfetto aplomb inglese, è stata “e mo che è sta roba?!” La roba, o forse il robo, è questa:

Eccolo, il mio amico. Bellino, no?

Ora, pare che indagando presso la Maxi, il fascino di questa meravigliosa parola (che in realtà è Kakerlaken) risieda proprio in questa sua omofonia con Kaka – no, non il giocatore di calcio, è esattamente l’altra cosa che state pensando. Chiunque abbia a che fare con bambini in età da scuola materna, sa quanto fascino esercitino su di loro queste parole “sporche” e “proibite”. Uno scarafaggio cagone. Un caccascarafaggio. Sapete trovare qualcosa di meglio?


La cosa assurda però è un’altra: a me, nel sentire questa parola, viene in mente questa canzone:  

https://www.youtube.com/watch?v=kZzBd41NuZw


Apache Indian, chiedo venia ma niente, ormai questa è la nostra canzone dello scarafaggio cagone. Stacce. Boom Kakkalakka a tutti!

lunedì 17 luglio 2017

Cinque consigli caproni per disinnescare la vergogna di parlare – male – una lingua!

Il post di oggi non vuole offrirvi consigli “classici”, di metodologia di studio, di memorizzazione, o di qualsivoglia approccio alla lingua straniera; va però a scavare in una nicchia del nostro comportamento, che spesso ci attorciglia la lingua e ci secca la gola – metaforicamente parlando, ovvio: la vergogna. Ora, è perfettamente normale sentirsi “lo scemo del villaggio” quando si parla da stranieri una nuova lingua, soprattutto in un contesto in cui tutti gli altri sono madrelingua – al lavoro, a casa dei vicini, al parco con i bambini… La cosa che si dovrebbe evitare, però, è lasciare che questa vergogna ci impedisca di tirare fuori le nostre rudimentali capacità comunicative, limitando la nostra partecipazione a cenni della testa e sorrisi di circostanza, che oltre a farci rischiare una paresi facciale non ci fanno fare, tutto sommato, una miglior figura del parlare – anche male, sì!
Per aiutarvi in questo intento, che alle volte è più difficile del mettersi a tavolino e studiare a memoria declinazioni, paradigmi, liste di vocaboli o quello che volete, ho compilato una lista di consigli caproni, piccola quanto basta per potervela tenere a mente quando vi piglia la sudarella e vorreste scappare lontanissimo, pur di evitare di dire due parole in croce. Non dimenticate che l'esercizio fa il maestro, e che sbagliando si impara, e soprattutto che non ci sono più le mezze stagioni.

1.  La produzione passiva di una lingua viene sempre prima di quella attiva. “Che mi significa?”. Banalmente, significa che prima di essere in grado di “produrre” la lingua, sarete in grado di capire quando gli altri parlano. Fateci caso, magari ascoltate una notizia al telegiornale, o alla radio, e siete perfettamente in grado di ripetere quello che hanno detto nella vostra lingua, ma cascasse il cielo se ci riuscite in quella straniera. Ecco, il meccanismo è questo. Non buttatevi giù quindi, state solo seguendo lo sviluppo naturale dell’acquisizione del linguaggio.

2.   Voi, una lingua che sapete perfettamente, ce l’avete già. Ricordatevi questa cosa quando la confusione che vi regna in testa vi fa sentire l’ultima ruota del carro in mezzo a un caos di suoni sconosciuti. Voi state imparando una SECONDA (o anche terza, quarta ecc.) lingua, ergo avete una conoscenza in più rispetto agli altri, quindi non permettete che la vostra attuale immaturità comunicativa –che migliorerà certamente con il tempo - vi faccia sentire da meno.

3. Lasciate che l’interlocutore possa mettersi nei vostri panni. Non siete soli là fuori, non dimenticatelo mai. Molto spesso, forse più di quanto non si pensi, anche il nostro interlocutore madrelingua potrebbe avere qualcosa da dire sull'apprendimento di un'altra lingua. In Germania ad esempio, è molto diffusa l’abitudine di studiare le lingue straniere anche solo per passione, come hobby, con corsi serali (io insegno italiano in una scuola di questo tipo). Tantissime persone potrebbero perciò capire la difficoltà che fate voi nell’esprimervi correttamente, e anzi condividere con voi le difficoltà che loro stessi hanno avuto – una mia amica ad esempio si rammarica di avere una R troppo tedesca per essere in grado di pronunciare bene lo spagnolo, oppure la mamma di un amichetto della Maxi mi raccontava che quando venivano i suoi parenti dal Canada, lei capiva ma non riusciva a dire una parola e ci restava malissimo!

4. Esercitatevi al telefono. So che la maggior parte delle persone è spaventata dal telefono – e ci credo! Manca la comunicazione non verbale: il contesto, le espressioni facciali, la gestualità… eppure si potrebbe sfruttare questo “anonimato” a nostro vantaggio. Che ne sa chi siete, la persona dall’altra parte dell'apparecchio? Non ci mettete la faccia, in senso stretto, potreste tranquillamente incontrarvi per strada e lui/lei non saprà mai che siete voi che chiamate sbagliando i verbi/le parole/la costruzione della frase… approfittate allora per prendere appuntamenti, chiedere informazioni, farvi recapitare a domicilio, ordinare, prenotare qualsiasi cosa! Se vi sentite insicuri, scrivetevi quello che volete chiedere e leggetelo le prime volte, vedrete che presto non vi servirà più. E se non capite? Chiedete cortesemente di ripetere (lo sapete che una delle primissime cose da imparare nella nuova lingua è chiedere “mi scusi non ho capito, può ripetere per favore?”, vero?).

5.       … e quando tutto il resto non funziona… se tutto questo ancora non vi aiuta, cari miei, vi passo il consiglio dei consigli caproni, quello che da tempo immemore viene tramandato di generazione in generazione in occasioni pregnanti come esami, prove, test. Guardate bene il vostro interlocutore, mettete in moto la vostra immaginazione e provate a pensarlo in queste vesti:                       


Forse, la cosa più sgradevole che potrà capitarvi a questo punto, sarà di scoppiare a ridergli in faccia! Sconsigliato durante i colloqui di lavoro!

Signori, si scherza! – o forse no? 😜


Buona insalata a tutti!

lunedì 10 luglio 2017

SANGUA?!?!

Va bene, finora abbiamo voluto fare bella figura, abbiamo voluto tirare fuori nozioni e paroloni, sciorinare terminologie, addirittura azzardare di poter offrire consigli!
Ma la verità è, signore e signori, che alcune conquiste sono state fatte con sacrificio e sudore, e una dose massiccia di figuracce – una dose tale, direi, che potrei salire al terzo posto di un podio, da quanto ho la faccia di bronzo.

Vi racconto una storia. Si era al tempo dei primi, timidi passi in terra teutonica, ad uno stadio direi larvale di conoscenza della lingua tedesca, in cui già si considerava un risultato capire dove finiva una parola ed iniziava la successiva.
La Maxi, inserita in un asilo già un mese dopo il nostro arrivo, da qualche tempo nei suoi interminabili racconti mi nominava una parola che, alle mie orecchie ancora inesperte, aveva l’orribile suono di Sangua
Calma e gesso, mi sono detta, tu sei una linguista e non puoi farti intimorire dal suono di una parola! Eppure lo feci. Con una Maxi alle sue prime produzioni bilingui, incerta se quella parola fosse tedesca, un calco, o una parola italiana sgrammaticata (ad esempio, la coniugazione scorretta del verbo sanguinare, tipo “lui sangua”!), immaginavo scenari da Colosseo moderno, con bambini che lottavano a sangue, o che si sfasciavano la testa da qualche parte sotto l’imperturbabile sguardo di una maestra che dichiarava che così imparavano dall’esperienza. Ohibò, la bambina sembrava tranquilla e io, non riuscendo ad estrapolare la parola dal suo contesto, ho fatto finta di niente e lasciato correre. Fino a che non ne ho potuto più; eravamo nel parchetto di fronte al nuovo asilo e la Maxi, come al solito, raccontava a manetta la sua giornata, ed ecco riapparire la mefistofelica parola. Con nel cuore la tranquillità di chi si siede a tavola con un cannibale, provo a chiedere a mia figlia:

“Amore…”

“Eh?!”

“Ma tu, quando dici Sangua, esattamente cosa intendi? Voglio dire, che è ‘sta Sangua?”

“Ma mamma, è quella con la sabbia che giri, per segnare il tempo!”

Certo. Chiaro.

Sangua = Sanduhr
Cioè questa:

Un’innocua clessidra.

Si migliora, eh, sappiatelo! 

lunedì 3 luglio 2017

Bilingui per caso - plurilinguismi vari in famiglia

Abbiamo già parlato delle definizioni di bi- e plurilinguismo, abbiamo già chiarito che siamo praticamente tutti almeno bilingui e potenzialmente capaci di imparare ogni lingua (evvai!). Cosa significa ciò, che i tipi di bilinguismo siano tutti uguali? Direi di no – ok, non lo dico io, lo dice la linguistica, ma io non posso che trovarmi d’accordo.
Nella mia famiglia, siamo tutti e 4 cittadini italiani, in casa si parla solo italiano, eppure rientriamo ognuno in una categoria differente! Vediamo come questo sia possibile:

IO:
madrelingua italiana, nata e vissuta in Italia, come sapete conosco ad oggi 6 lingue, ma nessuna di queste è stata appresa da me in prima istanza in un contesto diverso da quello dello studio. Ho studiato tutte le lingue straniere che conosco, alcune le conosco meglio, altre peggio, alcune si sono specializzate in base alle esperienze lavorative, o di vita, che con loro mi hanno accompagnata. Il mio si potrebbe definire plurilinguismo consecutivo tardivo; ho appreso tutte le altre lingue dopo l’acquisizione della mia lingua madre, e la scolarizzazione. Attenzione, questo non vuol dire che superata questa età non si sia più in grado di apprendere le lingue, tutt’altro – sì, parolacce incluse!

MARITO:
madrelingua italiano, nato e vissuto in Italia, portatore sano del virus dell’”io non sono portato per le lingue!”, ha cercato di schivare il più possibile lo studio obbligatorio dell’inglese a scuola fino a quando il destino beffardo, guarda un po’, gli fa trovare lavoro in Germania. Niente, tocca studiare. E ce l’ha fatta, eh! Lo definiamo, suo malgrado, bilinguismo consecutivo tardivo.



LA MAXI:
madrelingua italiana, nata e vissuta in Italia fino ai quasi quattro anni, poi BUM, trasferimento in Germania, si va in un asilo dove non capisce un’acca, si autoproduce mal di pancia e mal d’orecchie psicosomatici (con conseguenti sensi di colpa e stracciamenti di vesti genitoriali, ovvio) e poi questo tedesco arriva, così come è entrato passivamente nella sua testa esce in maniera attiva sempre più fluente. Alle soglie della scuola elementare, con i suoi 6 anni e mezzo (abbiamo scelto per lei l’”anno del re”, ritardandole di un anno l’ingresso a scuola, per motivi che esulano da questo post, ma se vi interessasse l’argomento fatemelo sapere, potremmo approfondirlo insieme) la Maxi è fluente in entrambe le lingue, parla senza accenti (non evidenti almeno), conosce anche il meraviglioso dialetto locale (AAAAAAARGH!!!!), è un caso di bilinguismo consecutivo precoce: la sua madrelingua è l’italiano, ma l’apprendimento della seconda è avvenuto prima della scolarizzazione, in quel modo meccanico-sensoriale tipico dell’apprendimento precoce, che non è mediato dalla conoscenza pregressa di strutture grammaticali e dal ragionamento – come invece avviene negli adulti.

LA MINI:
la Mini, 9 mesi, ancora non parla, si sfoga in continue lallazioni in cui compare in continuazione MAMMAMAMMAMAMMA, ma anche PAPAPA, o anche MAMMAPAPA (e anche TETTE, vabbè), e così via. Il suo ambiente, benché sia prevalentemente italiano in famiglia, non è monolingue: sua sorella gioca continuamente in tedesco, la maggior parte delle persone che frequenta casa nostra parla tedesco, al di fuori della porta di casa si parla tedesco, la TV e la radio sono prevalentemente in tedesco. Il suo sarà un caso di bilinguismo naturale, è probabile che i suoi primi tentativi seri di comunicazione saranno un’insalata (ma va'?!) in cui mischierà parole di entrambe le lingue, ed è possibile anche che parlerà più tardi rispetto a bambini immersi in un ambiente monolingue, perché ha un registro di input più ampio da dover gestire. Nessuna paura, in ogni caso: se anche voi avete bimbi nella stessa situazione, sappiate solo dare loro il tempo che serve per selezionare e dividere i registri linguistici, che è quello che avverrà naturalmente crescendo, senza forzature.

E voi, in quale categoria vi riconoscete?

Per un velocissimo approfondimento sulle definizioni, per sapere in quale categoria rientrate, vi rimando a questo link: http://www.jezik-lingua.eu/it/13906/Che-cosa-significa-il-termine-bilinguismo


Anche questa volta, il contributo grafico è gentilmente offerto dalla Maxi.