Va bene, finora abbiamo voluto fare bella figura, abbiamo
voluto tirare fuori nozioni e paroloni, sciorinare terminologie, addirittura
azzardare di poter offrire consigli!
Ma la verità è, signore e signori, che alcune conquiste sono
state fatte con sacrificio e sudore, e una dose massiccia di figuracce – una dose
tale, direi, che potrei salire al terzo posto di un podio, da quanto ho la
faccia di bronzo.
Vi racconto una storia. Si era al tempo dei primi, timidi
passi in terra teutonica, ad uno stadio direi larvale di conoscenza della
lingua tedesca, in cui già si considerava un risultato capire dove finiva una
parola ed iniziava la successiva.
La Maxi, inserita in un asilo già un mese dopo il nostro
arrivo, da qualche tempo nei suoi interminabili racconti mi nominava una parola
che, alle mie orecchie ancora inesperte, aveva l’orribile suono di Sangua…
Calma e gesso, mi sono detta, tu sei una linguista e non puoi
farti intimorire dal suono di una parola! Eppure lo feci. Con una Maxi alle sue
prime produzioni bilingui, incerta se quella parola fosse tedesca, un calco, o
una parola italiana sgrammaticata (ad esempio, la coniugazione scorretta del
verbo sanguinare, tipo “lui sangua”!),
immaginavo scenari da Colosseo moderno, con bambini che lottavano a sangue, o
che si sfasciavano la testa da qualche parte sotto l’imperturbabile sguardo di
una maestra che dichiarava che così imparavano dall’esperienza. Ohibò, la
bambina sembrava tranquilla e io, non riuscendo ad estrapolare la parola dal
suo contesto, ho fatto finta di niente e lasciato correre. Fino a che non ne ho
potuto più; eravamo nel parchetto di fronte al nuovo asilo e la Maxi, come al
solito, raccontava a manetta la sua giornata, ed ecco riapparire la
mefistofelica parola. Con nel cuore la tranquillità di chi si siede a tavola
con un cannibale, provo a chiedere a mia figlia:
“Amore…”
“Eh?!”
“Ma tu, quando dici Sangua,
esattamente cosa intendi? Voglio dire, che è ‘sta Sangua?”
“Ma mamma, è quella con la sabbia che giri, per segnare il
tempo!”
Certo. Chiaro.
Sangua
= Sanduhr
Cioè questa:
Un’innocua clessidra.
Si migliora, eh, sappiatelo!

Trovo molto interessante ed istruttivo questo approccio per apprendere le lingue.
RispondiEliminaAttraverso gli aneddoti si possono veicolare parole che rimangono impresse nella nostra memoria grazie all'episodio curioso di cui sono protagoniste.
Per avvalorare questa tesi ho piacere di condividere un episodio accadutomi questa primavera ad Albisola, a casa dello scrittore Marino Cassini. Per festeggiare il suo ottantaseiesimo compleanno, con un gruppo di amici avevamo acquistato un braccialetto d’argento e cuoio intrecciato. Dovevamo però farci perdonare per l'assenza di un biglietto accompagnatore, così iniziammo a sciorinare frasi dolcissime che avrebbero sciolto anche il cuore di un iceberg! Illusi d’essere riusciti a stupirlo (questo è un primato suo, non nostro) rimanemmo tutti attoniti quando il colto Marino spacchettando il piccolo cadeau disse: “Non occorre alcun pizzino, quello che provate per me è scritto sul coperchio della scatola!
SAGAPÓ in greco antico significa TI AMO”.
Ehehehe, forse la chiave nel vostro caso è proprio in quell' "Illusi d'essere riusciti a stupirlo", con una personalità del calibro di Cassini!
EliminaLa memoria esperienziale è di aiuto anche nell'apprendimento delle lingue, a volte anche nostro malgrado!