Come da titolo, parliamo di gaffe. Chi è bilingue
italiano-tedesco ha già capito, e se la starà ridendo sotto i baffi perché, e
non provate a dire di no, questa figuraccia è capitata a TUTTI i poveri
disgraziati che si siano avventurati sul suolo teutonico, e abbiano tentato di
fare una banale conversazione sul tempo.
Fermo restando che imparare il tedesco non è un’avventura
propriamente banale, questa mefistofelica lingua alle volte ha delle insidie
davvero sottili. Uno cerca invano di mettere insieme una frase che non lo
faccia apparire muto, ed ecco che in quel nanosecondo in cui devi connettere
cervello e bocca, ti trovi davanti a due parole SIMILISSIME e quale scegli?
Quella sbagliata. Eccerto.
Vi spiego di cosa parlo: in tedesco ci sono due parole
estremamente simili, Schwül (che vuol
dire “afoso, umido”) e Schwul (“omosessuale”). Anche dal punto di vista
fonetico, le differenzia un’inezia: la U con la dieresi (i pallini sopra) si
pronuncia come la U francese, l’altra come la U italiana. Ora, io sono sicura
che non ci sarebbe così tanta ansia di confondersi, se non si temesse di fare
una figuraccia storica, ma dato che l’ansia si sa, si nutre della carne che la
ospita, ecco che alla scelta della parola quasi sicuramente cadremo su quella
sbagliata. E mica solo una volta, no no! Beccheremo il nostro vicino che esce
in mutande a buttare l’immondizia e lo delizieremo dicendogli “Il tempo è
proprio omosessuale oggi!”. Poi rientreremo in casa, ci accorgeremo della
figuraccia fatta, e daremo testate contro il muro. C’è da dire che i tedeschi o
sono particolarmente gentili, o particolarmente rassegnati a questa uscita da
parte degli stranieri, perché non si scompongono più di tanto, magari ti
rispondono pure!
Non cospargetevi il capo di cenere, amici, e soprattutto non
scoraggiatevi: ogni lingua tende delle insidie, che porta alla creazione di
buffi ed involontari doppi sensi. “Sbagliando si impara” non è mai stato vero
quanto adesso; mettetevi addosso un po’ di faccia tosta e buttatevi alle spalle
ogni errore o figuraccia fatti sul percorso dell’apprendimento linguistico,
ognuno di questi non è che una porzione della strada di conoscenza che state
lastricando.
Ehm, forse “mal comune mezzo gaudio” non è la maniera più matura
di vivere la cosa, ma vi voglio raccontare questo piccolo aneddoto di una
ragazza conosciuta anni fa, che parlava un italiano di seconda generazione un
po’ stentato e viveva all’estero, in un paese di madrelingua inglese. Si chiacchierava, si ascoltava musica e ad un certo punto lei con enfasi, riferendosi ad un
pezzo passato in radio, dice:”Però, che belo
questo cazzone!”. Ecco, ci è voluta
veramente una vagonata di autocontrollo per non scoppiare a ridere e spiegarle
la differenza tra “canzone” e “cazzone”! 😂😂😂
Siate pazienti e curiosi sempre, non vergognatevi mai, e buona
insalata!

😂😂😂👍👍
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